“Cinque cose che i gestori di fondi obbligazionari flessibili non vi hanno detto” è il titolo di una recente analisi condotta da Eric Jacobson, analista di Morningstar, su questi comparti che hanno guadagnato grande popolarità tra gli investitori negli ultimi anni, tanto negli Stati Uniti, quanto in Europa (Italia compresa).
Morningstar ha introdotto la categoria nel novembre del 2010, in risposta al lancio di prodotti flessibili da parte delle società di gestione. Essi hanno in comune la libertà del manager nell’investimento in diverse tipologie di obbligazioni, con la possibilità di concentrare il rischio su determinate classi di attivi, come ad esempio i titoli di minor qualità o i mercati emergenti. Si stima che da inizio anno quelli ottimizzati in euro abbiano raccolto oltre 8 miliardi, cui si aggiungono circa 3,6 miliardi dei comparti in dollari. Per Jacobson, “Alcuni fondi sono migliori di altri, ma sicuramente non sono la cura per tutti i mali”. L’analista invita a prestare attenzione a cinque aspetti che raramente vengono pubblicizzati.
Cinque cose da sapere sugli obbligazionari flessibili

foto: autor losminimos, Flickr, creative commons
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