Come si muovono i gestori multi-asset tra inflazione e banche centrali

MIC, Come si muovono i gestori multi-asset tra inflazione e banche centrali

L’azione delle banche centrali e il parallelo andamento dell’inflazione, con le conseguenze, concrete, sulla costruzione dei portafogli sono tra i temi che hanno caratterizzato la prima tavola rotonda della giornata di lavori “virtuali” della Morningstar Investment Conference (MIC). Un appuntamento di approfondimento sulle tematiche più urgenti per il panorama finanziario, in cui l’introduzione alla discussione, affidata a Mario Seminerio, responsabile Investimenti Corporate, ha messo in luce le criticità di un sistema in cui l’indebitamento sta producendo “nuove elaborazioni politiche” e la domanda è: “Quanto ancora può durare questo percorso?”. Da qui l’indicazione di un “Minsky Moment” (da cui il titolo dell’intervento) per ribadire, afferma l’esperto “quanto sia stretto il sentiero che le banche centrali e noi ci troviamo oggi a percorrere”.

IL TEMA INFLAZIONE

Inflazione e azione delle banche centrali restano quindi al centro dell’analisi degli esperti nello spazio dedicato ad approfondire il tema della costruzione dei portafogli multi-asset. Andrea Delitala, head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management parla di “sfasature”, sia fra settori sia fra Paesi (in questo secondo caso a seconda dell’andamento della campagna vaccinale). E alla luce di questo quadro generale, la FED e le altre banche centrali portano avanti un “rischio calcolato di inflazione”, con l’obiettivo, esplicito “di mantenere il più a lungo possibile condizioni finanziarie agevoli affinché la ripresa possa radicarsi”. L’esperto individua tre componenti centrali nell’andamento dell’inflazione attuale: una serie di colli di bottiglia lato offerta; una domanda ancora determinata dall’impatto della pandemia; e la componente dell’inflazione salariale. L’appuntamento con la resa dei conti, sottolinea Delitala, sarà almeno fra due o tre trimestri.

Per Enrico Bovalini, head of Multi-Asset Balanced Strategies di Amundi, il livello di inflazione, destinato a restare più elevato nei prossimi anni rispetto al periodo pre-Covid, determinerà anche un ribilanciamento della distribuzione della ricchezza sulle fasce di reddito medio-basse, innescando una domanda finale più robusta. L’esperto riporta alla platea virtuale anche il tema della deglobalizzazione, con le conseguenze sull’aumento dei costi di produzione. L’attesa è rivolta in direzione di un po’ di inflazione “strisciante”, un livello lievemente sopra il 2% per diverso tempo, che servirà anche alle banche centrali “perché soprattutto nei Paesi sviluppati si è accumulato tantissimo debito e per rientrare da questo debito la soluzione è quella di avere crescita nominale un po' più alta”.  

Gianluca Ferretti, responsabile Reddito Fisso e Valute di Anima SGR, pur indicando come il tema dell’inflazione fosse “previsto”, sottolinea che le attese iniziali indicavano una “fiammata” invece si assiste a un “effetto plateau”.  Da un lato le banche centrali insistono sulla transitorietà del fenomeno, ma Ferretti riconosce che “gli argomenti di chi oramai teme che l'inflazione strutturalmente possa diventare un po' più alta siano altrettanto validi”. Anche in questo caso lo sguardo va ai problemi nelle catene di approvvigionamento, al mercato del lavoro e all’incognita delle pressioni salariali (che emerge già negli Usa). Poi c’è il tema ESG. “Sacrosanto”, afferma Ferretti, “e nel lungo termine deflattivo, ma nel breve rischia di essere un po' inflattivo”.  Per questi fattori, sommati, le banche centrali “camminano un po’ su un filo sospeso in alto, perché tenere l'equilibrio tra il conservare la propria credibilità e al contempo conservare condizioni monetarie molto accomodanti è difficilissimo”.

A PROPOSITO DI 'DECORRELAZIONE'

Un altro elemento che emerge, nello specifico contesto dei portafogli bilanciati è la “crisi” della decorrelazione tra bond e equity. Da un lato questa criticità è legata al massiccio intervento delle banche centrali, afferma Bovalini, e alla forte immissione di liquidità nel sistema. In generale, spiega, il concetto di prodotto bilanciato 60/40 non è che vada in crisi, “abbiamo rendimenti più bassi sicuramente sulla parte obbligazionaria però la correlazione fra bond e equity rimarrà sempre, permettendo di ridurre la volatilità nel medio termine”, mentre nel breve il consiglio è quello di puntare “un po' di più sulle opzioni”.

Ferretti ricorda come, nelle fasi in cui il mercato “inizia a prezzare che le banche centrali possono eliminare un po' delle politiche monetarie accomodanti”, equity e bond sono correlati positivamente, “quindi il valore dei bond come effetto protettivo viene un po' a cadere”. Secondo l’esperto di Anima, tuttavia, “quando la banca centrale è così massicciamente presente sul mercato è difficile che i bond abbiano una vita autonoma”. Per arginare la volatilità, la società punta a una maggiore componente cash in portafoglio, o a diversificare con currency legate alle materie prime, “in contesti un po' più volatili, la volatilità può essere perseguita come asset class in cui investire”.

L’analisi di correlazione, afferma Delitala, è uno dei criteri con cui si costruisce un portafoglio multi-asset. Il mondo in cui agiscono i partecipanti al mercato, è oggi “progettato per avere tassi reali molto bassi”. Il vantaggio, afferma Delitala, è che “questo sostiene tutte le valutazioni del mondo finanziario”. Ma ci sarà la famosa resa dei conti, “il momento in cui da tassi reali negativi per un punto percentuale, noi dovremo andare verso una posizione di equilibrio in un'economia sana”. E l’equilibrio per i tassi reali, “è tendenzialmente tra zero e lo 0,5%”, a quel punto si assisterà a quello che si definisce ‘shock di correlazione’. Questo il rischio principale, che l’esperto colloca nella seconda metà del prossimo anno. “Oggi siamo ancora nel regime di ‘cordone sanitario esteso’ della politica fiscale e monetaria  – conclude – proprio perché non è ancora superata l'emergenza Covid”.