Crisi di governo: prime reazioni dei gestori all’impasse politico italiano

Parlamento italiano News
Parlamento italiano, foto di Marco Oriolesi, Unsplash

Tempi tutt’altro che ideali, ripetono più o meno in sordina gli esperti dell’asset management. La crisi di governo, consumatasi a reti unificate nel pomeriggio di mercoledì, (Matteo Renzi, leader di Italia Viva, annuncia in conferenza stampa le dimissioni delle due ministre di partito dal governo ndr) s’insinua a Piazza Affari, con Milano che regge l’onda d’urto ma chiude in rosso. Ai mercati non resta che stare a guardare e attendere di capire che direzioni prenderà la crisi politica. Direzione che, in realtà, nessuno finora sembra immaginare.

Ciò che è certo è che lo strappo in seno alla maggioranza non piace, nemmeno al settore del risparmio gestito. “Questa crisi di governo ci ha lasciato assolutamente disorientati, alla luce delle urgenze a cui oggi il nostro Governo deve provvedere, vale a dire le implicazioni dell’emergenza sanitaria ed economica ancora in atto, la discussione sul Recovery Plan, cioè il piano di investimenti più importante degli ultimi cinquant’anni e il ‘piano vaccini’ da portare a termine il prima possibile”, dice a caldo Filippo Di Naro, direttore investimenti di Anima SGR. Un sentiment che abbraccia appieno, ad esempio, anche Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di UBS WM in Italia: “i tempi di questa crisi politica sono alquanto sorprendenti data la seconda ondata in corso della pandemia COVID-19 e le sue implicazioni economiche”.

Elezioni anticipate? Conseguenze disastrose

Mentre lo spread risale di quasi dieci punti (fino a 119), per gli esperti adesso il problema principale si riassume in una sola parola: elezioni anticipate. O meglio come evitarle. “I mercati al momento danno una probabilità nulla all’unico evento che potrebbe avere conseguenze disastrose, ovvero le elezioni”, spiega chiaro Antonio Amendola, fund manager equity Italia ed Europa di AcomeA SGR. “Tutti gli altri risultati – Conte ter, governo di unità nazionale o governo con maggioranza allargata – non preoccupano i mercati, per due ragioni: la BCE c’è e continua ad esserci, il Recovery plan deve essere portato avanti, non importa da chi. Resta, quindi, come unico scenario davvero negativo quello delle elezioni perché getterebbero il Paese in una paralisi totale, in piena pandemia. L’unica incognita che, al momento, può pesare sulla ‘pazienza’ dei mercati, è quanto ci metteranno a superare la crisi prima di ripartire con il crono programma. Finché siamo nell’ordine di una, massimo due settimane, non ci sono grossi problemi e, anzi, gli storni rappresentano occasioni di acquisto. Se si va oltre, potrebbe iniziare ad essere problematico. Noi abbiamo ridotto nei giorni scorsi in previsione della volatilità, e siamo pronti ad accumulare sui ribassi specie nel settore ciclico e nel comparto mid small cap”.

Il grande ombrello della Bce, d’altronde, è la chiave di volta che tranquillizza i mercati anche secondo l’esperto di Anima: “al momento non si sta assistendo a forti implicazioni sull’andamento del mercato azionario domestico e sugli altri principali listini europei” afferma Di Naro. “Per fortuna oggi, a maggior ragione dopo la pandemia, i governi degli Stati membri si muovono all’interno di meccanismi europei, che vanno al di là delle dinamiche politiche dei singoli Paesi. A riprova, finora, i movimenti si mantengono contenuti, grazie alla ‘barriera’ che continua ad esercitare la politica molto accomodante della Banca centrale europea”.

Meglio un rimpasto di governo

In attesa di sapere qualcosa in più, tra i possibili scenari in vista il rimpasto di governo per ora sembra quello più probabile. Anche se non è facile capire come e con chi. “Il percorso per risolvere questa crisi non è ancora chiaro”, afferma Ramenghi. “Conte potrebbe trovare il sostegno di altri partiti per il suo governo per andare avanti, ma raggiungere la maggioranza al Senato potrebbe rivelarsi una lotta in salita. Un altro scenario prevede la nomina di un nuovo primo ministro che potrebbe raggiungere un ampio consenso. Entrambi questi scenari sarebbero relativamente favorevoli al mercato. Le elezioni anticipate creerebbero molta più incertezza, ma sembrerebbero molto meno probabili poiché la maggior parte dei partiti politici suggerisce di volerle evitare”.

In questo panorama i titoli di Stato saranno probabilmente più volatili, finché non emergerà un percorso chiaro per risolvere la crisi. “Tuttavia, riteniamo improbabili una prolungata instabilità e elezioni anticipate, e quindi rimaniamo costruttivi sui titoli di Stato italiani, che continuano a offrire un discreto potenziale di rendimento rispetto a quelli di altri paesi periferici dell’Eurozona, e sono supportati dagli acquisti delle banche centrali”, dice ancora il manager di UBS WM.