L’Europa e il mondo stanno vivendo una fase di profonda trasformazione negli equilibri geopolitici e nella percezione della sicurezza. La guerra in Ucraina, ormai destinata a durare nel tempo, ha reso evidente quanto la difesa sia tornata a essere una priorità strategica ed economica.
Spese militari (% PIL)

I costi del conflitto
Sostenere Kiev e rafforzare le capacità militari dell’Occidente comporta, tuttavia, costi enormi, sfide politiche e nuove opportunità per gli investitori. Secondo Tim Ash, senior sovereign strategist di RBC BlueBay AM, il sostegno annuale dell’Occidente all’Ucraina è costato circa 100 miliardi di dollari, una cifra più che doppia rispetto alle stime del Fondo Monetario Internazionale. Con la prospettiva di un ridimensionamento del contributo statunitense sotto la presidenza di Donald Trump, l’onere potrebbe ricadere quasi interamente sull’Europa. Da qui l’ipotesi, sempre più concreta, di utilizzare i fondi russi congelati nei conti europei per finanziare la resistenza ucraina. Ash sottolinea però che il vero rischio per l’euro non è sequestrare tali fondi, ma non farlo, lasciando l’Ucraina senza supporto e costringendo i Paesi europei ad aumentare la spesa militare: “la spesa per la difesa dei Paesi europei dovrebbe infatti aumentare immediatamente al 5% del PIL, come previsto dalla NATO in un processo graduale di dieci anni”.
Il 5% del PIL alla difesa
Una soglia che è diventata un obiettivo ufficiale. Come spiegano Nick Langley senior portfolio manager, Charles Hamieh managing director, e Shane Hurst, managing director, senior portfolio manager di ClearBridge Investments, i Paesi della NATO hanno fissato al 2035 il traguardo di destinare il 5% del PIL alla difesa e alla sicurezza. Ciò si tradurrà in un colossale piano di 2 mila miliardi di euro di nuovi investimenti in infrastrutture nei prossimi 10-15 anni. “Le priorità includono la resilienza energetica, la modernizzazione dei trasporti strategici e la protezione delle reti critiche, con ricadute importanti su settori come energia, logistica e costruzioni”. Per gli investitori si apre una fase di grande dinamismo nell’ambito dei cosiddetti real asset, poiché l’aumento della spesa pubblica e delle esigenze di sicurezza potrebbe sostenere la domanda di infrastrutture resilienti e di lungo periodo.
Cosa succede fuori dall’Europa
Anche fuori dall’Europa, la spesa per la difesa sta diventando un tema centrale. In Giappone, la nomina di Sanae Takaichi, prima donna a ricoprire la carica di primo ministro, segna un cambio di passo. Figura vicina all’ex leader Shinzo Abe, Takaichi intende proseguire una politica di sicurezza nazionale più assertiva, con un deciso aumento della spesa militare. Come osservano Stephen Harget, portfolio manager responsabile del Giappone di Man Group e Daniel Hurley, portfolio specialist, T. Rowe Price, la sua vittoria ha innescato un forte rally dei titoli legati alla difesa, al nucleare e all’intelligenza artificiale, mentre il Nikkei ha guadagnato quasi il 5%. Gli investitori guardano con interesse a questi comparti, insieme a quelli della cantieristica navale e della cybersecurity, che beneficeranno della collaborazione militare con gli Stati Uniti.
MSCI World Aerospace and Defense Index

La sicurezza non è più solo un costo ma un investimento strategico. Difesa, infrastrutture e innovazione tecnologica stanno convergendo in un nuovo paradigma economico in cui la stabilità geopolitica e la crescita finanziaria diventano obiettivi complementari, ridefinendo le priorità politiche ed economiche dei prossimi anni.




