"Come da attese tutto invariato sul fronte di manovre concrete da parte della Banca Centrale Europea e sarebbe stato francamente difficile aspettarsi un esito diverso alla luce del massiccio interventismo annunciato da Francoforte poco più di un mese fa", commenta Davide Marone, senior analyst Fxcm. In quell’occasione, Draghi&Co avevano tagliato l’intero corridoio dei tassi, espanso il QE da 60 a 80 miliardi di euro su base mensile ed annunciato 4 LTRO alle banche. Pertanto alla vigilia erano le parole del governatore e la sua interpretazione degli accadimenti ad essere sotto la luce dei riflettori, più che eventuali ed improbabili annunci. E in tal senso "qualche concetto forte il banchiere centrale lo ha certamente espresso su tre punti chiave: il primo, rivendicando come di fatto l’unico attivo ed efficace policy maker dell’Eurozona sia stata la BCE, con chiari rimandi (in accezione di accuse) ai Governi. Il secondo, del medesimo taglio, in risposta ai recenti dissensi sollevatisi in Germania (in particolare dal Ministro dell’Economia Schaeuble) riaffermando che la BCE rispetta i trattati e che agisce nell’interesse di tutta l’area economica e non solo della Germania. Il terzo, escludendo categoricamente l’ipotesi ventilata da qualche settimana sul cosiddetto helicopter money".
I sette punti più importanti del programma di acquisti di corporate della BCE

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