Il tema della longevità e quello del passaggio generazionale guadagnano sempre maggiore spazio nelle riflessioni dell’industria del risparmio. Al centro, non solo i risparmiatori di oggi, ma le nuove generazioni che saranno depositarie di questa ricchezza. Da qui la capacità di comprendere il “market-timing” e coniugarlo con la pianificazione, con l’obiettivo di “ridurre la volatilità di breve termine” diventa un nodo centrale nell’attività di chi accompagna questa evoluzione: i consulenti finanziari. Nel convegno inaugurale della XVI edizione dell’EFPA Italia Meeting in programma il 2 e 3 ottobre a Firenze, l’accento è appunto sulla ricerca di “un ritmo” tra i diversi “tempi” che definiscono questo sguardo di lungo periodo. Da qui il titolo dell’appuntamento 2025 “Market timing vs time in the market – Il tempo giusto, il ritmo per le nuove generazioni”, diventa un’indicazione espressa con forza da Nicola Ardente, presidente di EFPA Italia. Oltre mille gli accessi unici registrati nella prima giornata dell’evento annuale della fondazione, affiliata alla European Financial Planning Association, a testimoniare che la necessità di confronto e crescita è ben presente e viva tra i professionisti certificati.
Quattro processi che ridefiniscono la società
Il ruolo del consulente, d’altronde, evolve in parallelo alle trasformazioni sociali in corso. Giorgio De Rita, segretario generale Censis indica quattro processi che ridefiniscono anche le priorità della consulenza. Cambia il posizionamento sociale, “il modo in cui ciascuno attribuisce il proprio ruolo nella società”: in passato definito dall’appartenenza a un gruppo, oggi si è trasformato nella definizione di una “identità personale”. Si assiste poi a una “deriva verso l’irrazionale”, ossia la messa in discussione costante di concetti, anche legati all’ambito scientifico e razionale, pur in assenza di competenze. Un altro processo in corso è connesso al risparmio, che si trasforma da “propensione irrinunciabile alla sicurezza a proiezione di un progetto futuro”. Legato a questo cambiamento c’è l’ultimo tema, relativo all’adattamento sociale (De Rita parla di “galleggiamento”): “La latenza permette di affrontare la crisi, ma senza crescita. Gli italiani hanno capito la necessità di una proiezione in avanti”.
In questo scenario prendono corpo le nuove necessità dei risparmiatori e diventa sempre più impellente la necessità di “trasformare il risparmio in investimento”, come ricorda ancora una volta Ardente indicando come, l’avversione al rischio di investimento metta il risparmiatore di fronte a un altro rischio: “Il rischio di vivere più a lungo rispetto a quanto possano garantire i propri risparmi”. Ed è nel “rischio vita” che si inserisce il lavoro del consulente, la pianificazione efficiente del proprio futuro.
Come sono cambiati i numeri
La comprensione delle dinamiche sociali in corso è accompagnata anche dai dati. In dieci anni, il patrimonio delle reti di consulenza è triplicato, passando dai 316 miliardi del 2014 ai 916 miliardi del 2024. La crescita si muove in parallelo all’avanzamento tecnologico che, come sottolinea Marco Tofanelli, segretario generale Assoreti, nel corso di una tavola rotonda, serve come “strumento per liberare tempo e aumentare la capacità relazionale ‘complessa’ che il consulente può instaurare con il cliente, anche alla luce del venir meno del ‘welfare state’ e della necessità di accompagnare il risparmio verso le necessità future”. Anche i numeri di Anasf danno conto di una costante e progressiva presa di coscienza, con un aumento del 50% dei clienti nel corso del decennio: da 3,7 a 5,2 milioni. “Questa tendenza è da associare a diverse componenti – afferma Luigi Conte, presidente Anasf –. Cambia la dimensione culturale del risparmiatore, sempre più consapevole della necessità di collocare le scelte nel tempo in maniera razionale e funzionale, ma cambia anche l’approccio del consulente finanziario, passato da una condizione quasi ‘commerciale’ a una condizione di affiancamento, supporto e condivisione. Non è un caso che nonostante l’evoluzione tecnologica, la relazione umana non si sia ridotta ma sia addirittura incrementata”.
Tecnologia e demografia
Da qui Mauro Maria Marino, presidente OCF, insiste sulla necessità di introdurre nuove leve nel settore (“in passato l’età media dei consulenti era 40 anni, oggi è 50 anni”), nuovi professionisti in grado di dialogare anche con l’IA in un perimetro in cui “la centralità dell’uomo rimane” (il rimando è al neoumanesimo digitale già oggetto del meeting di Efpa del 2022).
La tecnologia, e il suo rapporto con il cambiamento demografico, rientrano anche nella riflessione di Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario ABI, che vede nei due temi dinamiche contrapposte. “La tecnologia spinge sul breve termine, sulla velocità della risposta, mentre se si guarda alla componente demografica lo sguardo va sul lungo termine”. La capacità di banche, intermediari e consulenti, afferma Torriero, “è cercare di ridurre questo gap soprattutto per quanto riguarda gli investimenti”.
Come cambia l'investimento
Una riflessione sul cambiamento nel modo di investire visibile nelle nuove generazioni arriva poi da Carlo Trabattoni, vice presidente Assogestioni che ricorda come circa il 40% dei sottoscrittori di fondi comuni scelga il PAC, e per lo più si tratta di soggetti sotto i 40 anni, quindi “non solo la categoria dei giovani in senso stretto”. Tuttavia c’è ancora un nodo da sciogliere: l’avversione al rischio. “Se operiamo un confronto col dato statunitense – afferma Trabattoni -, emerge come i giovani italiani non solo risparmiano meno, ma fanno anche scelte più conservative: tra Millennials e GenZ la quota di sottoscrittori che investono in fondi azionari non supera il 40%, contro una media del 73-76% circa degli omologhi americani”.







