Emerging market debt, come selezionare un fondo

I mercati emergenti rappresentano un universo investibile molto ampio, in cui la selettività diventa la parola d’ordine per ottimizzare l’investimento. Questo è vero soprattutto nell’ambito del fixed income, perché lo spettro d’azione è maggiore, varia tra governativi e corporate, hard e local currency. L’attuale contesto macroeconomico di crescita, caratterizzato da una politica monetaria globalmente espansiva e da un dollaro debole, tende a favorire il debito in valuta locale, eppure non sempre questa è la scelta più ovvia. In occasione della tavola rotonda sul debito emergente abbiamo chiesto ad alcuni fund selector su cosa si basano nella scelta del prodotto da inserire in portafoglio.

Le valute sono strettamente correlate alla crescita economica, di conseguenza oggi possono rappresentare una migliore opportunità, tuttavia i bond in hard currency garantiscono rendimenti aggiustati per il rischio più forti. “Se si guarda alle differenze tra debito emergente sovrano e corporate i rendimenti attesi in valuta forte sono molto simili. Da un lato i corporate bond beneficiano di una duration più bassa, dall’altra i titoli governativi dei Paesi emergenti hanno spread più ampi rispetto alla loro storia a più lungo termine, soprattutto per gli asset ad alto rendimento”, commenta Aaron Grehan, Deputy Head of Emerging Market Debt e Portfolio Manager, EM Hard Currency di Aviva Investors. “In una tale situazione bisogna avere forti convinzioni nella selezione dei titoli, il posizionamento può esser guidato solo da un approccio bottom up, a seguito di una serie di analisi del valore ci esponiamo solo su quei Paesi o società che hanno un maggior potenziale di ripresa e rendimenti attrattivi”, conclude.

Focus sul team di investimento

Per Jacopo Ciuffardi, fund selector di Fideuram Investimenti SGR l’obiettivo primario è quello di creare un portafoglio che combini diversi stili di gestione complementari tra loro. “Una volta definite determinate caratteristiche da ricercare, facciamo un’analisi dei peer group, prediligendo prodotti con basso tracking error e scegliendo gestori in grado di generare davvero extra-rendimenti”, dichiara il fund buyer. “Inoltre, diamo particolare importanza alla struttura del team, alle competenze relative ai mercati emergenti e al trading desk, guardando soprattutto la liquidabilità del prodotto, per evitare liquidity risk in caso di stress di mercato. Per questo motivo tendiamo a limitare un’esposizione eccessiva sui corporate bond emergenti”, aggiunge.

Anche per Roberta Rudelli, head of Fund Selection di Cordusio Sim l’analisi del team è un aspetto fondamentale su cui si concentra buona parte della sua due diligence. “È importante che ci sia un’azione sul campo, che si conosca il mercato locale e la lingua, la relativa regolamentazione e il Governo del Paese nel quale si vuole investire. Favoriamo quindi grandi team, supportati da una serie di analisti operanti in diverse aree del mondo”, sottolinea. “Guardiamo inoltre alla capacità di gestione del rischio, dai tradizionali stop loss e max drawdown, al liquidity risk nei periodi più turbolenti”, continua l’esperta.

Le ricerca di performance consistenti

Scegliere un fondo sul debito emergente esclusivamente in base al rendimento sarebbe riduttivo. Occorre tenere conto di tutte le variabili di rischio che possono incidere sulla consistenza delle performance.

Con un approccio risk reward, che tenga conto di analisi macroeconomiche e geopolitiche Filippo Zafferoni del team Consulenza e Active Advisory di Banca Aletti spiega di concentrarsi maggiormente su prodotti emerging market debt in hard currency, perché già forieri di rendimento ed in grado di garantire una volatilità più controllata rispetto a quelli in valuta locale. “Il recente Regional Comprehensive Economic Partnership ci induce inoltre a prediligere i fondi con focus sull’Asia, rispetto alle altre aree emergenti”, continua.

Paolo Baldessari, Responsabile Gestioni Fixed Income di Banca Generali effettua invece un targeting dei vari segmenti obbligazionari dei mercati emergenti. “Separiamo l’hard currency dal local e creiamo un ulteriore bucket per la parte corporate. Ci sono infatti fondi che creano un blending di vari segmenti di debito emergente, che rendono però le analisi delle performance più complesse”, afferma l’esperto. “Essendo un’asset class molto volatile, diventa essenziale valutare la consistenza della performance attraverso i tradizionali indicatori di sharpe ratio, information ratio, prediligendo quei prodotti absolute o total return, che sono in grado di cogliere l’upside del mercato, proteggendo al contempo nelle fasi più volatili”.

Tuttavia quando si seleziona un fondo emerging market debt spesso si attribuisce troppa importanza alla performance, che in realtà rivela qualcosa legata al passato. Ma l’obiettivo è creare valore per il futuro. Filippo Valvona, senior Fund Selection Portfolio Manager di Amundi SGR sottolinea infatti che è importante avere ben chiaro cosa si sta cercando e che tipo di esposizione si vuole assumere, perché i gestori presentano dei forti bias fattoriali, come per esempio nei mercati emergenti l’uso esasperato di titoli high quality porta ad avere un drawdown inferiore rispetto ad altre tipologie di fondi, ma al contempo nelle fasi di forte rialzo tende a generare underperformance rispetto al mercato. Inoltre “l’attenzione alla liquidità dei fondi, soprattutto nei mercati emergenti, è imprescindibile, qualora i prodotti abbiano notevole esposizione su mercati di frontiera”, conclude.