Esistono davvero i mercati emergenti?

Foto: Giorgio Fata
Foto: Giorgio Fata

“All’inizio della mia carriera nel 1993 tutti i mercati erano di frontiera. Viviamo in un mondo in cui è forte la rilevanza dei benchmark e questo porta ad episodi poco comprensibili ma a cui conseguono grandi movimenti di denaro. Il caso della Grecia, ad esempio, la cui esclusione dall’indice emerging markets è durata un solo mese a seguito della crisi del debito. Una dinamica simile si è verificata per quanto riguarda l’Argentina. Da monitorare è oggi la situazione della Cina che crescerà negli indici fino ad essere ad un certo punto esclusa”. Il racconto di John Malloy, portfolio manager Emerging Markets Strategies di RWC Partners, racchiude in poche decine di parole 25 anni di carriera e ha il pregio di lasciar intravedere la profondità di una domanda cruciale: che cosa significa esattamente mercati emergenti? Un quesito che potrebbe essere ritenuto marginale e puramente filosofico se non fosse che a partire da tale definizione si determinano composizioni di indici e flussi di investimento globali che oltre ad avere significativi impatti in termini di liquidità influenzano le valutazioni degli asset oggetto di investimento.

Questo è un articolo riservato agli utenti FundsPeople. Se sei già registrato, accedi tramite il pulsante Login. Se non hai ancora un account, ti invitiamo a registrarti per scoprire tutti i contenuti che FundsPeople ha da offrire.