Fed al bivio dopo il fallimento di First Republic Bank

First Republic Bank
Mariia Shalabaieva, immagine concessa (Unsplash)

Continua la turbolenza sulle banche statunitensi con il fallimento di First Republic Bank e il suo salvataggio da parte di J.P. Morgan. I depositi della banca californiana, la quattordicesima più grande negli Stati Uniti prima del crack, per un totale di 103,9 miliardi di dollari, sono stati rilevati da J.P. Morgan che nella transazione ha anche acquisito tutte le attività della banca pari a 229,1 miliardi di dollari. Lo ha reso noto ieri mattina (lunedì 1° maggio) in un comunicato la Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), autorità del governo Usa che ha curato il fallimento e stipulato l’accordo di salvataggio con J.P. Morgan.

Grazie alla transazione, J.P. Morgan “assume tutti i depositi e sostanzialmente tutte le attività di First Republic Bank”, si legge nella nota diffusa dalla Fdic. “I depositi continueranno a essere assicurati e i clienti non dovranno cambiare il loro rapporto bancario per mantenere la copertura assicurativa dei depositi fino ai limiti applicabili”, spiega il documento.

Il crack di First Republic Bank, che il Wall Street Journal ha definito il secondo più grande fallimento bancario nella storia statunitense, si inserisce in un contesto di forte crisi per il settore delle banche regionali statunitensi. Giunge infatti dopo i fallimenti di più di istituti, tra cui Silicon Valley Bank e Signature Bank.

Il salvataggio si è reso necessario dopo che First Republic Bank negli scorsi giorni aveva confermato di aver visto registrato un calo di 100 miliardi nei depositi. Il titolo della banca a Wall Street nella scorsa settimana aveva perso il 75% del suo valore, attestandosi venerdì a 3,51 dollari per azione. L'8 marzo, il giorno in cui Silicon Valley Bank ha rivelato le perdite che ne hanno innescato il crollo, aprendo di fatto la crisi delle banche USA, le azioni di First Republic Bank valevano 115 dollari. Con l’acquisizione, J.P. Morgan diventa la più grande banca degli Usa.

Fed al bivio

Il fallimento si inserisce in una settimana cruciale per l’economia Usa alla vigilia del meeting della Fed di domani 3 maggio. Di fronte a un’economia che sta mostrando segnali di rallentamento e alla crisi del settore bancario i gestori si attendono un ultimo rialzo di 25 punti base e una pausa nella stretta sui tassi. Secondo Erik Weisman, chief economist e portfolio manager di MFS Investment Management, ci sono tre considerazioni principali che impongono una sfida alla Fed questo mese. “In primo luogo, sembra che l'attività economica stia rallentando. I dati fondamentali indicano un indebolimento. In secondo luogo, le voci che fanno riferimento all'inflazione sembrano più resistenti. In terzo luogo, First Republic è stata messa in amministrazione controllata”, analizza Weisman. “Queste tre forze contrastanti richiederanno alla Fed un delicato e difficile gioco di equilibri”, afferma. 

“Ci aspettiamo che la Federal Reserve annunci un rialzo di 25 punti base nel meeting del FOMC di domani, ma anche una pausa nell’inasprimento delle politiche monetarie”, afferma Franck Dixmier, Global CIO Fixed Income di Allianz Global Investors. “Crediamo che tale pausa rappresenterà la svolta della Fed – anche se non verrà presentata in questo modo – con un livello massimo finale dei tassi di interesse pari a 5,25%”, dichiara.