Il tema della fiscalità degli investitori istituzionali e le ricadute derivanti da una maggiore attenzione agli investimenti in economia reale hanno agito da filo conduttore dell’ampio approfondimento avviato da Itinerari Previdenziali in occasione del convegno di fine anno “Economia reale e incentivi fiscali: una via da riprendere” che si è tenuto ieri a Roma. L’ambito fiscale, in particolare, sconta una serie di criticità, come ha sottolineato Alberto Brambilla presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali nell’introduzione ai lavori, in primis il dettaglio della cosiddetta “doppia tassazione” delle Casse privatizzate (al 26% sui rendimenti e la tassazione sulle prestazioni), che si configura come un “unicum in Europa”; poi quella del 26% sui rendimenti (al netto dei crediti d’imposta) per le Fondazioni di origine Bancaria e del 20% a cadenza annuale per i Fondi pensione. Un sistema fiscale che prevede, al contempo, una serie di agevolazioni come quella dell’esenzione fiscale per i redditi finanziari derivanti dagli investimenti “qualificati” (entro il limite del 10% del patrimonio) per Casse e Fondi Pensione e quella legata all’holding period di cinque anni per i PIR (tradizionali e alternativi, con le dovute differenze sui limiti di investimento).
Gli istituzionali fanno i conti con il nodo fiscalità (e guardano all’economia reale)

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