Gli italiani e il risparmio? Cresce il gestito ma resta alta l'avversione al rischio

Foto FundsPeople, presentazione ricerca Centro Einaudi Intesa Sanpaolo
Presentazione ricerca Centro Einaudi-Intesa Sanpaolo. Foto FundsPeople

Il risparmio gestito avanza tra le preferenze dei risparmiatori italiani. I numeri sono ancora ridotti rispetto al confronto europeo e per una popolazione che vanta una ricchezza finanziaria netta che sfiora i 6.500 miliardi, ma l’andamento è incoraggiante, se supportato dagli attori finanziari e istituzionali ovviamente. Sì perché quella attuale è un’Italia in cui il risparmiatore continua ad avere poca dimestichezza con lo strumento finanziario, preferendo accantonare risparmi più per precauzione (40% delle risposte) che per investimento, dal momento che soltanto il 6% degli italiani indica il risparmio per ulteriore finalità di investimento. Tuttavia non è un dato da sottovalutare nel momento in cui è indicativo di una crescita costante e si posiziona sopra i livelli pre-pandemici. Il dato si fa anche specchio di una società in cui il risparmio (e l’investimento) privato, assurge a garante di una maggiore stabilità potenziale in vecchiaia: il 19% risparmia per la pensione, la stessa percentuale per la casa e l’11% per i figli. La complessità del reale, quindi, si rispecchia nell’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026, del Centro Einaudi e del gruppo Intesa Sanpaolo, condotto su un campione di 1.800 capifamiglia e presentato il 15 settembre nella sede di Intesa Sanpaolo a Milano, in via Gioia.

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