Guida per orientarsi nella valanga normativa in arrivo nel mondo della sostenibilità

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Inga Shcheglova, Unsplash

Se vi sentite un po' persi con tutte le sigle sconosciute che occupano il dibattito ESG in questo momento, non preoccupatevi, non siete soli in questa situazione. Di fronte allo tsunami normativo che stiamo affrontando in relazione alla regolamentazione comunitaria in materia di ESG, Candriam ha deciso di preparare una serie di documenti di briefing per fornire agli investitori gli elementi essenziali che devono conoscere per capire come la prossima marea di regolamenti li riguarderà (quali sono in vigore e quali saranno applicati nel prossimo futuro) e, allo stesso tempo, per sapere cosa è necessario fare d'ora in poi.

Il piano d'azione dell'UE comprende una serie di iniziative volte a riorientare i capitali verso imprese sostenibili. Tuttavia, alcune delle norme di maggior impatto non fanno parte di questo piano.

1.Tassonomia

Definire che cos'è un'impresa sostenibile: questo è l'obiettivo principale della “Taxonomy of Sustainable Activities” dell'UE. Tassonomia è dunque solo un termine per classificare le attività delle aziende, e definisce quali possono essere considerate sostenibili e a quali condizioni.

2.NFDR

Allo stesso tempo, gli investitori hanno bisogno che le aziende forniscano loro informazioni dettagliate e affidabili, non solo sulle loro prestazioni ambientali, ma anche sulla loro governance e sulle condizioni di lavoro. Senza questi dati, come potrebbero gli investitori, ad esempio, valutare se un'azienda soddisfa specifici standard di sostenibilità? Garantire questo livello di trasparenza è l'obiettivo del Regolamento sull'informativa non finanziaria (“Non-Financial Disclosure Regulation” – NFDR).

3. SFDR

In un mondo ideale, una volta che gli investitori hanno una definizione delle attività di un'azienda sostenibile e i dati di queste aziende, dovrebbero essere in grado di integrarla per creare grandi prodotti d'investimento sostenibili e spiegare come lo fanno. Il Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) stabilisce pertanto requisiti minimi di informativa per tutti i gestori patrimoniali che operano in Europa, oltre a requisiti più specifici per i fondi commercializzati come sostenibili o che integrano considerazioni ESG.

Tassonomia, NFDR, SFDR: queste tre iniziative costituiscono un trittico normativo in cui sono state incorporate altre iniziative, ciascuna delle quali copre un obiettivo o una asset class specifica. A seconda del tipo di investitore, solo alcune di esse saranno rilevanti.

4. Indicatore climatico

Alcuni investitori scelgono di adottare una prospettiva di investimento passivo che cerca di replicare un benchmark nel modo più accurato possibile. Di fronte alla proliferazione di parametri di riferimento che pretendono di integrare le dimensioni ambientali o climatiche nel loro sviluppo, anche se ciò non sempre avviene nella pratica, la Commissione Europea ha sviluppato requisiti minimi per i parametri di riferimento al fine di soddisfare tali affermazioni. Questi requisiti sono inclusi nel Regolamento sugli indicatori climatici di riferimento (“Climate Benchmark Regulation”) e in altre divulgazioni di informazioni approvate relative agli indicatori ESG.

5. Standard per i Green Bond

Nel settore del reddito fisso, le obbligazioni verdi hanno avuto molto successo nell'attirare capitali di investitori che preferiscono gli investimenti "verdi". Tuttavia, la credibilità della sostenibilità di tali obbligazioni verdi si basa in gran parte sul modo esatto in cui i rendimenti di tali obbligazioni vengono utilizzati dalle aziende, sul tipo di impatto ambientale che si ottiene e sulle informazioni che vengono fornite agli investitori. L'UE intende affrontare queste preoccupazioni valutando la definizione degli standard dei Green Bond dell'UE (“EU Green Bond Standards” – EU GBS). Nel definire le attività delle aziende che possono essere finanziate da queste obbligazioni, la Tassonomia è molto utile.

6. Ecolabel

Avendo definito tutti questi standard su cosa sia un’impresa sostenibile e altre normative che stabiliscono cosa i gestori patrimoniali dovrebbero considerare e divulgare, l'UE non disponeva ancora di uno standard su cosa sia in realtà un fondo sostenibile. Questo standard di carattere volontario esiste già in diversi paesi come Francia, Belgio e Germania. Le autorità dell'UE hanno deciso di creare un marchio paneuropeo sulla base del regolamento Ecolabel del 1992 e di applicarlo alla creazione di un marchio di qualità ecologica per i fondi di investimento. In questo caso, la Tassonomia viene nuovamente utilizzata per definire i criteri di selezione. L'uso del regolamento Ecolabel e della Tassonomia implica che solo i fondi con una forte attenzione all'ambiente, come i fondi obbligazionari verdi o i fondi azionari tematici, supereranno probabilmente i criteri di ammissibilità al marchio UE, il che limiterà rigorosamente l’ambito di applicazione del marchio.

7. SRD II

Infine, l'UE intende anche promuovere un maggiore impegno da parte degli investitori nei confronti delle società in cui investono, oltre a facilitare tale impegno. La Direttiva II sui diritti degli azionisti (“Shareholder Right Directive II” – SRD II) stabilisce nuovi obblighi per i gestori patrimoniali di comunicare come hanno esercitato i loro diritti di voto o di spiegare perché non li hanno esercitati. Un altro obiettivo della direttiva è quello di promuovere la partecipazione azionaria a lungo termine, ben lontano dall'ottica a breve termine che costringe le imprese ad applicare obiettivi trimestrali inefficaci. Gran parte della Direttiva è dedicata al ruolo che ciascuna parte dovrebbe svolgere nel processo di voto al fine di facilitare e rendere trasparente l'esercizio del diritto di voto (depositari, rappresentanti, emittenti, ecc.). Infine, la direttiva impone un criterio decisionale in materia di remunerazione, in base al quale gli azionisti dovrebbero sempre poter votare sulla remunerazione degli amministratori.