I temi chiave per gli AM esteri a metà anno

Outlook News
Joshua Earle, foto concessa (Unsplash)

Dopo il forte rimbalzo della crescita globale in seguito al crollo dei mercati dello scorso anno causato dallo shock senza precedenti del COVID-19, cosa ci riserverà la seconda metà del 2021? I gestori di fondi internazionali evidenziano gli indicatori macroeconomici chiave che stanno tenendo d’occhio e le asset class su cui puntare nei prossimi sei mesi. Ecco la seconda parte dell’articolo che raccoglie le loro view: 

VINCITORI E VINTI

Per Matt Peron, director of research di Janus Henderson Investors, i consumatori saranno ora i protagonisti. Le transazioni digitali non scompariranno, poiché i consumatori hanno sperimentato l’efficienza dei pagamenti online. D’altra parte, i modelli di lavoro e di apprendimento ibridi sono qui per restare, ma alcune attività dell’era pandemica vedranno un declino (come ad esempio i videogiochi). Con il proseguire dei vaccini, si aspetta tuttavia che i viaggi e le attività sociali aumentino.

“Mentre una certa inflazione è un segno positivo di un’economia in miglioramento, se è difficile da controllare potrebbe ridurre il valore attuale di tutte le attività più rischiose”, sostiene. Inoltre, bruschi aumenti dei tassi, realizzerebbero la profezia che una politica monetaria meno accomodante decreti la fine di un periodo di espansione. Nonostante ciò, la principale ipotesi della casa di gestione per il resto del 2021 è che la ripresa si amplierà. Come tale, credono che sarebbe nell’interesse degli investitori bilanciare la loro esposizione a lungo termine con azioni di qualità superiore, i cui rendimenti dovrebbero aumentare per diversi trimestri in un ambiente di attività economica crescente.

Il successo della campagna vaccinale, il sostegno da parte delle Banche Centrali e l’adattabilità dimostrata da molte aziende al contesto ha portato Schroders ad aumentare le previsioni di crescita globale, specialmente per Europa e USA. “L’inflazione ha rialzato la testa come conseguenza dell’aumento dei prezzi delle materie prime e della riapertura del settore dei servizi, ma riteniamo sia un fenomeno transitorio”, osserva il Country Head Italy Luca Tenani.

Per i temi d’investimento, la casa di gestione rimane salda alla sua proposizione sul Credito che resta un’area di eccellenza. Inoltre ribadisce l’importanza delle strategie sostenibili, in modo trasversale alle asset class e con particolare attenzione alle soluzioni ‘a impatto’, capaci di coniugare benefici sociali e valore finanziario. Infine continua a puntare sulla gamma tematica azionaria che investe nelle grandi trasformazioni dell’umanità, tra cui transizione energetica, Healthcare e Smart Manufacturing.

Secondo l’analisi di Francesco Branda, head ETF & Index Fund Sales Italy di UBS Asset Management stiamo vivendo un’era di trasformazione dell’economia globale. Sono due i megatrend nel radar del gestore: la conversione dell’economia tradizionale in una sostenibile e la sempre maggiore centralità dell’Asia nell’economia globale. “Nel primo trimestre 2021 per la prima volta la raccolta degli ETF sostenibili ha superato in Europa la raccolta degli ETF tradizionali. Prevediamo che la crescita negli investimenti sostenibili possa solo accelerare nei prossimi anni con l’implementazione della normativa SFDR”, sottolinea.

Per l’Asia e Cina i numeri parlano da sé, con il contributo dell’area alla crescita del GDP globale divenuto fondamentale. “Gli investitori stanno progressivamente modificando il baricentro dei propri portafogli verso la regione”, insiste. Parlando invece dei trend più breve termine, il 2021 per Branda si sta caratterizzando come un anno in cui gli investitori hanno appetito per il rischio, con il grosso della raccolta che è andato sulle soluzioni azionarie. Ci sono attese di ripresa economica importante, in alcuni casi, come l’Italia, già rivista al rialzo, ma non mancano le fasi d’incertezza: i dati macro sull’inflazione e lavoro, le dichiarazioni della FED, i dati di contagio delle varianti del COVID”, appunta.  

L’EUROPA PUÒ SORPRENDERE

Posizionamento lungo sull’azionario, anche se meno aggressivo rispetto all’inizio dell’anno a causa del rally in corso sui mercati finanziari. Questa l’indicazione chiave di Lyxor Asset Management per l’asset allocation del secondo semestre. Secondo il CIO, Florence Barjou, il tema della reflazione è ancora valido, soprattutto in Europa, dove vede una leggera accelerazione della crescita e dei prezzi: “Questo ci spinge a sovrappesare le azioni europee, che beneficeranno anche di una dinamica di crescita positiva degli utili aziendali”, commenta.

Infine, a causa della prevista normalizzazione graduale della politica monetaria, secondo Lyxor AM i tassi d’interesse a lungo termine dovrebbero aumentare, “il che ci porta a sottopesare la maggior parte delle asset class obbligazionaria”, dichiara. Infine, il gestore esprime una raccomandazione di leggero sovrappeso sull’oro come strumento di copertura del portafoglio.

Prosegue il boom dell’economia statunitense e la crescita cinese si dimostra ancora in aumento. Ma anche l’Europa è in recupero, con l’accelerazione delle vaccinazioni. Questo è lo scenario favorevole che descrive Esty Dwek, responsabile delle strategie di mercato globali di Natixis IM. “I dati europei sono stati migliori del previsto”, indica. Quindi secondo l’esperta dovremmo osservare una forte ripresa nella seconda metà dell’anno, guidata dalla domanda repressa e dagli esborsi del Recovery Fund.

Più in generale, il processo di riapertura delle attività negli Stati Uniti e nel Vecchio Continente sta sostenendo il rimbalzo dei dati economici che per Dwek dovrebbe rimanere solido per qualche tempo. Negli Stati Uniti, si osserva un certo rallentamento nel mercato del lavoro, ma gli indici ISM e PMI indicano una forte crescita in tutti i settori. Inoltre, con la proposta della Commissione europea di sospendere le regole sul deficit fino alla fine del 2023, i Paesi potranno continuare ad essere più espansivi dal punto di vista fiscale.

Il dibattito sulla crescita, l’inflazione e la riduzione degli stimoli rimarrà probabilmente d’attualità per un po’ di tempo prevede Gaurav Chatley, gestore dell’M&G European Credit Investment Fund. Con la riapertura delle economie europee e la ripresa della crescita, il quesito principale resta se tutto ciò porterà a una ripresa dell’inflazione, se questa sarà transitoria o meno e se ciò si tradurrà in un’eventuale riduzione/ritiro degli stimoli della banca centrale. A suo parere, tutti questi fattori saranno i catalizzatori di maggiore volatilità.

Ma il gestore è convinto che ci saranno opportunità nei mercati obbligazionari europei per il resto di quest’anno e il prossimo. “Gli spread delle obbligazioni societarie sono altamente correlati al flusso degli ultimi cinque anni di QE. Probabilmente più che alla dimensione degli acquisti di titoli”, fa notare Chatley. Vede gli spread delle obbligazioni societarie a livello di settore molto compressi al momento. Quindi poche opportunità a livello settoriale. A meno che non si è disposti a correre rischi. “Tuttavia, ci sono certamente alcune segmenti in cui investire: gli angeli caduti dell’anno scorso sono un buon esempio”, suggerisce.

SVOLTA DELL’INFLAZIONE

Sempre sul versante obbligazionario, Andrew Balls, CIO Global Fixed Income di PIMCO, prevede che l’inflazione nei mercati sviluppati chiuda il 2021 con un dato medio annuo del 3% per poi tornare a un più moderato 1,5% nel 2022, inferiore all’obiettivo delle banche centrali dei paesi sviluppati. “Nonostante i cambiamenti attesi nei programmi di QE delle banche centrali dei mercati sviluppati non prevediamo che queste ultime comincino ad alzare i tassi ufficiali nel nostro orizzonte ciclico”, spiega. Sulla duration suggerisce di restare prossimi alla base, mantenendo una modesta posizione di sottopeso rispetto ai nostri benchmark. Sotto la lente dell’esperto vi sono gli MBS non-agency statunitensi che “offrono valore rispetto alle obbligazioni societarie fisiche nonché profili di rischio favorevoli”, avverte

Riguardo alle obbligazioni societarie, ravvisa scarso potenziale di significativo restringimento degli spread, “ma è anche probabile che la domanda di questi titoli si confermi robusta, persino con spread compressi, visti i bassi rendimenti dei titoli di stato”, evidenzia. Sui TIPS prevede una certa neutralità, per le valute continua a privilegiare sottopesi sul Dollaro americano. Infine sul fronte dell’equity, a fronte di valutazioni azionarie a suo giudizio eque, si focalizza sulla selezione di settori e titoli di società che beneficeranno dell’ulteriore riapertura del settore dei servizi nonché su ciclici in settori sostenuti da tendenze di lungo termine come quelli dei semiconduttori, dell’automazione tecnologica e i comparti green.

NN Investment Partners si aspetta che la forte ripresa delle economie sviluppate rimanga intatta. “Ci vorranno diversi mesi prima che appaiano dei segnali che determineranno se l’inflazione è transitoria o se la Federal Reserve potrebbe muoversi verso il tapering”, spiega Marco Willner, head of Investment Strategy. In questo contesto secondo il gestore, le azioni rimangono più attraenti dei titoli di stato. Tuttavia, NN IP rimane neutrale sugli asset rischiosi nel complesso.

“Il ciclo economico sta progredendo insolitamente rapidamente e nel prossimo periodo si trasformerà dalla fase di recupero alla fase di ciclo intermedio. Questo non è necessariamente negativo per gli asset rischiosi ma giustifica un approccio più moderato, che si allontana dalla pura esposizione ciclica alla crescita”, osserva Willner. Di conseguenza, la casa di gestione ha ridimensionato il rischio ciclico top-down nei nostri portafogli modello per il secondo trimestre. “Abbiamo ridotto l’azionario da un sovrappeso moderato a neutro e nelle materie prime riduciamo la nostra esposizione al petrolio. Nel mercato dei tassi, manteniamo un moderato sottopeso nei Treasury USA. In un orizzonte temporale più lungo, i rendimenti dei Treasury sono in crescita, visti i forti dati macro e i probabili prossimi passi della Fed”, illustra.

L’incognita delle varianti del virus

Banche Centrali e Governi hanno affrontato la pandemia in modo tempestivo e coordinato e la ripresa in atto ne è la prova. Ma la sfida è evitare che l’economia si surriscaldi e che gli stimoli vengano rimossi troppo presto, attendendo la ripresa del mercato del lavoro. “Uno degli argomenti più caldi ora è l’inflazione, che però a nostro avviso sarà transitoria e non problematica”, afferma Donato Savatteri, head of Southern Europe di T. Rowe Price.

Guardando ai temi di investimento, nonostante la rotazione in favore del value, l’esperto individua ancora valore nei titoli growth, specialmente nelle big tech statunitensi, spinte da trend secolari come la digitalizzazione, esacerbati dalla pandemia. “Siamo positivi verso gli USA, un mercato da non trascurare, e l’Europa, con il rimbalzo dei titoli ciclici, finanziari in testa. Sul lato obbligazionario, guardiamo alle strategie a duration flessibile, per rimanere sulla parte breve, ma anche all’high yield, comparto legato alla ripresa”, dice Savatteri. Infine per T. Rowe Price la Cina rimane un mercato dalle grandi prospettive, anche per trainare i paesi dell’area, mentre altri emergenti come India e America Latina sono in maggiore difficoltà per il COVID-19.

Ma le prospettive dell’economia globale continuano a dipendere dallo stato di salute della popolazione e la pandemia sembra ancora lontana dall’essere finita per la comparsa di nuove varianti del virus. È questo l’elemento chiave messo in risalto da Peter Westaway, chief economist e head of Investment Strategy di Vanguard Europe. “Eppure gli indicatori macroeconomici segnalano che l’economia globale si sta riprendendo dalla sua più forte contrazione nella storia moderna in modo più veloce rispetto alle attese di molti”, ammette. “Questo rimbalzo si riflette nelle nostre attuali previsioni di crescita del PIL per l’intero anno, che rimangono più o meno in linea con le nostre proiezioni ottimistiche di inizio 2021”, dice.

Ci sono però delle differenze geografiche di cui tener conto: “Negli Stati Uniti, dove i progressi dell’assistenza sanitaria e il forte sostegno fiscale stanno guidando la crescita, il gestore ha rivisto al rialzo la previsione di crescita per l’intero anno ad almeno il 7%. Per l’area Euro, la previsione di crescita per l’anno in corso di circa il 5% è invariata. “La partenza lenta del processo di vaccinazione e i ripetuti lockdown hanno riportato il Vecchio Continente in recessione all’inizio di quest’anno, ma la politica di sostegno, l’allentamento delle restrizioni sui viaggi e la tenuta dei consumi che restano del 10% al di sotto del livello pre-pandemia potrebbero sostenere un forte rimbalzo”, spiega. Infine la società di investimenti ha migliorato la view sull’area dei Mercati Emergenti a più del 6%. “Una recrudescenza del virus, in particolare nell’Asia emergente, ha pesato sulla crescita nella prima metà di quest’anno, ma l’aumento delle dosi di vaccino somministrate dovrebbero favorire una maggiore crescita”, conclude Peter Westaway.