Next Generation EU, i timori dietro la proposta della Commissione europea

Bandiere_Europa
Margarete Ziegler-Raschd, Flickr, Creative Commons

Entra nel vivo il dibattito sul piano di ripresa economica europea post Covid presentato da Ursula von der Leyen. Il Presidente della Commissione Europea ha messo sul piatto un recovery fund di 750 miliardi di Euro, ribattezzato Next Generation UE. La somma, che sarà ripartita tra il 2021 e il 2024, verrà raccolta sui mercati attraverso l’emissione di bond garantiti dalla tripla A dell’Unione Europea. Se dovesse entrare in vigore, sarebbe destinata ai Paesi colpiti attraverso 500 miliardi di grants a fondo perduto e 250 di finanziamenti. Secondo i modelli, il maggior beneficiario del piano sarebbe l’Italia, con poco più di 172 miliardi (circa 82 miliardi di aiuti e 90 di prestiti) seguito dalla Spagna con 140 miliardi (77 di aiuti e 63 prestiti) e dalla Polonia, quasi 64 miliardi (38 di aiuti e 26 prestiti). Ma all’interno dell’Unione pesano le resistenze di alcuni Stati, provenienti in particolare dal cosiddetto gruppo dei “frugali”: Paesi Bassi, Svezia, Austria e Danimarca, che hanno da sempre assunto posizioni ostili a stimoli fiscali a livello comunitario. Rispettivamente i quattro otterrebbero 6,7, 4,7, 4 e 2,1 miliardi (di soli aiuti). La Germania e la Francia, i Paesi attorno a cui è nata la prima proposta di un piano di ripresa da 500 miliardi, ampliato poi dalla proposta della Commissione Europea (CE), otterrebbero 28,8 miliardi (di solo aiuti) e 38,7 miliardi.

Questo è un articolo riservato agli utenti FundsPeople. Se sei già registrato, accedi tramite il pulsante Login. Se non hai ancora un account, ti invitiamo a registrarti per scoprire tutti i contenuti che FundsPeople ha da offrire.