Il nodo del risparmio per lo sviluppo del mercato dei capitali italiano

Equita X Osservatorio, tavola rotonda. Foto FundsPeople
Equita, 10° Osservatorio, tavola rotonda. Foto FundsPeople

Il 2025 del mercato dei capitali italiano si è rivelato positivo. Con una performance tra le migliori in Europa. Il dato, tuttavia, vede sullo sfondo una serie di “fragilità” che ne limitano il pieno sviluppo, e non soltanto in merito al mercato dei capitali italiano, ma anche europeo. Andrea Vismara, amministratore delegato di Equita, nell’introdurre la presentazione del decimo Osservatorio sui Mercati dei Capitali, lo studio in partnership con l'Università Bocconi che analizza annualmente i mercati azionari e obbligazionari, elenca una serie di elementi che hanno contraddistinto l’ultimo periodo del settore. Tra i principali, in linea con i trend osservati negli ultimi anni, la totale assenza di IPO sul mercato principale e i numerosi delisting. “Negli ultimi cinque anni abbiamo perso 73 miliardi di capitalizzazione in seguito ai delisting: di conseguenza le performance degli ultimi anni sono dovute soltanto all’aumento della capitalizzazione delle società già presenti sul listino”, sottolinea nella successiva presentazione Marco Clerici, co-head investment banking e head of global financing della società. Da qui il passo verso la concentrazione del mercato azionario domestico è breve: le prime dieci società (a maggiore dimensione) rappresentano il 55% del valore complessivo del listino. Continua poi la riduzione del numero di intermediari attivi nella ricerca finanziaria e nel trading, con ovvi impatti sulla liquidità delle quotate a più bassa capitalizzazione, che non essendo oggetto di studi approfonditi non ricevono adeguata visibilità.

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