Il TFR in busta paga? No grazie

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Flickr, Creative commons, josepina

Tra le misure della Legge di Stabilità per il 2015, alcune riguardano la previdenza complementare. Da un lato dal 1 marzo il dipendente privato in servizio da almeno sei mesi  potrà ottenere il TFR in busta, mese per mese e con previsione di irrevocabilità fino al 30 giugno 2018. Il TFR erogato sarà assoggettato dunque a tassazione ordinaria Irpef. Dall’altro la fiscalità della previdenza subirà delle modifiche a rialzo. I rendimenti dei fondi pensione saranno tassati al 20% (in precedenza era prevista un’aliquota del 11,5%); mentre i rendimenti del TFR lasciato in azienda saranno tassati al 17% (in precedenza era 11%).Una misura transitoria e sperimentale che permetterà ai lavoratori interessati di scegliere se versare (o continuare a versare) il proprio TFR al fondo pensione, mantenere il proprio TFR in azienda o riceverlo in busta paga con una tassazione evidentemente svantaggiosa. Prima di compilare il modulo Quir - che è irreversibile fino al 2018 - bisogna ragionare bene sulla convenienza o meno di un TFR in busta paga.  

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