Fino a 100 miliardi di euro di raccolta aggiuntiva nei prossimi cinque anni. A tanto ammonta l’impatto che potrebbe avere l’intelligenza artificiale sulle reti italiane di consulenza finanziaria (Fideuram ISPB, Banca Mediolanum, Fineco Bank, Banca Generali, Allianz Bank, Azimut, Zurich Bank, Credem, Mediobanca Premier, Widiba e altri). Il dato emerge da una ricerca di Excellence Consulting, basata sui dati Assoreti (media 2019-2024) e su una survey proprietaria condotta su un panel di circa 200 consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.
I due effetti dell’AI
Nel dettaglio, lo studio individua due effetti sul settore: uno diretto sull’operato dei consulenti finanziari e uno sullo sviluppo dei clienti già in portafoglio. Nel primo caso i consulenti stimano che l’intelligenza artificiale riduca del 24% in media le ore dedicate a task operativi (–31% pianificazione/organizzazione del lavoro e gestione back-office, –26% analisi documentale e gestione compliance, –19% ricerca di informazioni). Excellence ipotizza che il tempo recuperato sia reindirizzato alla gestione della relazione con i clienti (+18%). Indicativamente, la conseguenza è un potenziale di acquisizione di nuovi clienti stimato in circa otto per anno: su un orizzonte quinquennale, ciò equivale a circa 40 nuovi clienti per consulente. Sul fronte dei clienti già in portafoglio, la maggioranza dei partecipanti alla survey (il 65% circa) si aspetta un incremento medio della raccolta sul portafoglio in gestione pari al 30 per cento. Nel dettaglio, il 39% prevede un incremento compreso tra il 16 e il 30% annuo, un 25% stima addirittura un impatto superiore al 30% annuo. Soltanto una minoranza (15%) non si attende impatti significativi.
Da qui, a livello di sistema, la combinazione dei due driver porta a un’attesa rispetto a quanto i consulenti finanziari sono già in grado di produrre oggi pari a circa 100 miliardi di raccolta incrementale in cinque anni.
La tendenza
Il risultato, sottolineano da Excellence, si inserisce in una tendenza più ampia: “Secondo il rapporto ABI Lab di marzo 2025, l’AI è già la prima area di investimento tecnologico delle banche italiane, davanti a resilienza operativa e cybersecurity”. Inoltre, fanno notare gli esperti, nella FinTech Survey relativa al biennio 2023-24 diffusa dalla Banca d’Italia lo scorso luglio, emerge come gli investimenti in AI degli intermediari vigilati si siano quadruplicati, passando da meno dello 0,5% a quasi l’1,5% dei costi operativi. “Questa ricerca dimostra che l’Intelligenza Artificiale non è solo un fattore di efficienza, ma può rappresentare per le reti di CF anche un significativo driver di crescita”, afferma Maurizio Primanni, CEO del Gruppo Excellence, indicando come i principali operatori del mercato italiano si sarebbero già attivati per rendere disponibili ai professionisti del settore nuovi tool basati sull’intelligenza artificiale. “Ma a fare la differenza - conclude Primanni – sarà anche la disponibilità dei CF di evolvere il loro modo di lavoro utilizzando efficacemente tali nuovi tool”.













