Aziende globali: raggiunto nuovo record di indebitamento

Risparmio, debiti
Foto: Michael Longmire (Unsplash)

L’indebitamento netto delle imprese a livello globale ha raggiunto 456 miliardi di dollari nel 2022/23, aumentando il debito totale in essere del 6,2% a valuta costante fino a raggiungere la cifra record di 7.800 miliardi di dollari, secondo l'ultimo Janus Henderson Corporate Debt Index. La cifra supera il picco raggiunto nel 2020, una volta prese in considerazione le oscillazioni dei tassi di cambio.

Tuttavia, un quinto dell'aumento del debito netto è dovuto semplicemente al fatto che società come Alphabet e Meta hanno speso parte della loro enorme liquidità. Il debito totale, che esclude i saldi di cassa, è aumentato a livello globale solo del 3,0% a valuta costante, circa la metà del ritmo medio dell'ultimo decennio. L'aumento dei tassi di interesse ha iniziato a frenare la propensione a contrarre prestiti, ma non ha ancora avuto un impatto significativo sui costi degli interessi sostenuti dalla maggior parte delle grandi aziende.

Verizon, società di telecomunicazioni statunitense, è diventata per la prima volta la società non finanziaria più indebitata al mondo nel 2022/23. Alphabet, proprietaria di Google, è rimasta la società a vantare maggiore liquidità.

Bilanci solidi grazie agli utili record

I profitti globali al lordo delle imposte (esclusi i finanziari) sono aumentati del 13,6%, raggiungendo la cifra record di 3.620 miliardi di dollari nel 2022/23, anche se il miglioramento è stato fortemente concentrato. Nove decimi dell'aumento, pari a 433 miliardi di dollari a valuta costante, sono stati realizzati dai produttori mondiali di petrolio.

Diversi settori, tra cui le telecomunicazioni, i media e l'industria mineraria, hanno registrato un calo dei profitti su base annua. Nel complesso, l'aumento dei profitti globali ha incrementato il capitale azionario e ciò ha fatto sì che il livello globale del rapporto debito/capitale, importante indicatore della sostenibilità del debito, si sia mantenuto stabile al 49% su base annua, nonostante l'aumento dei prestiti.

Flusso di cassa in diminuzione

Il flusso di cassa, che tiene conto di fattori come gli investimenti e il capitale circolante, non ha tuttavia seguito l'aumento degli utili nel 2022/23, scendendo del 3%, rispetto ai livelli record del 2021/22. Nonostante la riduzione dei flussi di cassa, le società hanno distribuito la cifra record 2.100 miliardi di dollari in dividendi e riacquisti di azioni, rispetto ai 1.700 dell'anno precedente, e hanno colmato il divario con un aumento dei prestiti o l’utilizzo di liquidità.

Il lento impatto dell'aumento dei tassi di interesse

Molte grandi società finanziano i loro debiti con obbligazioni a tasso fisso (le cosiddette cedole), il che ritarda l'impatto dell'aumento dei tassi d'interesse: solo circa un ottavo delle obbligazioni viene rifinanziato ogni anno. L'importo speso per gli interessi è aumentato solo del 5,3% a valuta costante nel 2022/23, valore notevolmente inferiore all'aumento dei tassi di interesse globali, e gli interessi hanno consumato un minimo storico del 9,2% dei profitti.

Esiste un’importante differenza regionale. Le società statunitensi si affidano maggiormente al finanziamento obbligazionario, pertanto non hanno registrato alcun aumento dei costi di interesse, mentre quelle europee, dove i prestiti a tasso variabile concessi dalle banche sono più comuni, hanno subito un aumento dei costi di interesse pari a un sesto.

L’Italia

In Italia il debito societario è sceso del 2,7% a parità di tasso di cambio. Enel a cui corrisponde la percentuale più alta di debito tra le aziende italiane nell’indice di Janus Henderson, è ricorsa al prestito per finanziare investimenti fissi e dividendi, ma la maggior parte delle altre aziende ha ridotto il debito o l’ha mantenuto stabile.