Investire in depositi: quando il rischio maggiore è non voler correre alcun rischio

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@boetter, Flickr, Creative Commons

Investire e puntare all’incremento del proprio patrimonio non è cosa da poco, soprattutto quando gli investitori si muovono tra l’avversione al rischio e la ricerca di rendimenti. Stando ai dati della Consob, gli italiani stanno voltando le spalle a Piazza Affari, che perde così progressivamente la sua centralità. Complice un (comprensibile) stato d’ansia nei confronti del futuro, l’investitore italiano tende sempre di più ad allocare il proprio capitale, oltre che nei fondi, in conti correnti bancari o postali. In uno dei suoi recenti interventi, il presidente della Consob Giuseppe Vegas ha, infatti, dichiarato che “fra il 2007 e il 2016 l’incidenza dei depositi bancari e postali sulle attività finanziarie totali è passata dal 38,1% al 46,8%, mentre la ricchezza detenuta in azioni e titoli di debito pubblico è passata, rispettivamente, dal 10,5% al 5,3% e dal 13,4% al 10,8%”.

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