Investire nei mercati obbligazionari emergenti è una vera e propria sfida. Lo riconoscono anche gli investitori più esperti che, nella loro analisi di un mercato vastissimo (dove a volte la mera classificazione in “emergente” o “non emergente” si rivela ardua) devono tener conto di una moltitudine di fattori che variano da regione a regione e col passare del tempo. Tra questi, vi sono senz’altro la situazione geopolitica e la stabilità economica dei vari Paesi. La prima, infatti, influenza significativamente i tassi di cambio e la liquidità dei mercati. Tensioni internazionali o sanzioni possono causare volatilità nelle valute locali, rendendo più rischioso l'investimento in obbligazioni denominate in quelle monete così come Paesi con istituzioni deboli e alti livelli di corruzione presentano maggiori rischi di default e offrono un ambiente di investimento più rischioso. Sono alcune delle tematiche che hanno animato il dibattito tra fund selector e asset manager in occasione del Fund Selector Talks dello scorso 5 giugno.
Investire nel debito emergente tra geopolitica e stabilità economica

“Per selezionare le obbligazioni nei nostri fondi dedicati ai mercati emergenti adottiamo un approccio comune basato su due criteri: gestione finanziaria e criteri extra-finanziari, con un'enfasi sulla stabilità economica, politica e sociale”, spiega Adrian Bender, senior client portfolio manager di Vontobel. “Manteniamo una valutazione media costante simile ai benchmark, prediligendo un approccio bottom-up per identificare le migliori opportunità di mercato”, prosegue. Il focus della casa è sulle “obbligazioni che hanno sottoperformato ma che mostrano potenziale di recupero, analizzando fattori fondamentali, tecnici e politici per evitare trappole di valore”, precisa Bender. I criteri ESG vengono integrati grazie a un approccio "a cascata" e l’esclusione di Paesi autocratici secondo Freedom House. “Per mitigare l'errore di tracciamento, investiamo in organizzazioni sovranazionali come la Banca di Sviluppo dell'Africa Occidentale, ottenendo spread significativamente più alti per lo stesso rating medio”. Un caso particolare, ricorda l’esperto, è stato il settore immobiliare cinese, “dove abbiamo fatto un investimento significativo nel periodo di apertura post-Covid, ma la complessità delle ristrutturazioni e la mancanza di professionisti qualificati in Cina hanno rallentato il recupero”. Nonostante gli errori di giudizio, puntualizza, “manteniamo una parte del portafoglio in questo settore, aspettandoci potenziali rialzi significativi una volta completate le ristrutturazioni”.
1/4“Il nostro approccio è puramente top-down e integriamo l'universo emergente in un fondo fixed income unconstrained”, commenta Paolo Barbieri, senior Fixed Income portfolio manager, head of Fixed Income di Valori AM. Più nello specifico, “utilizziamo nove indicatori principali per creare un ranking (che aggiorniamo ogni trimestre), tra cui PIL, CPI, tasso reale, saldo fiscale e di bilancio a cui aggiungiamo tre indicatori sociali come l'indice di corruzione, la capacità di fare impresa e gli indicatori del sentiment”, spiega l’esperto della società di wealth management. Successivamente, “decidiamo il peso da attribuire alle valute locali o a quelle estere. Per le prime, usiamo un modello di previsione dei tassi di interesse basato sulla regola di Taylor e uno per il CPI”, afferma. Attualmente, “siamo positivi sui mercati di frontiera e stiamo investendo in valute locali di Paesi come Brasile, Messico, Colombia e Perù, mentre siamo negativi sulle valute estere”, conclude Barbieri.
2/4L’approccio adottato nella valutazione dei mercati emergenti in Ersel “è essenziale e non particolarmente articolato, in quanto gli emergenti rappresentano solo una parte dei portafogli dei nostri clienti”, spiega Federica De Giorgis, senior financial advisor Fixed Income della società. “Adottiamo un approccio molto top-down, con qualche ingresso buttom-up, e selezioniamo prevalentemente prodotti gestiti per investire in questi mercati”, sottolinea. La movimentazione delle posizioni è in funzione della nostra analisi del contesto geopolitico, dei livelli dei tassi reali e dell’andamento dei cambi. Come analista del reddito fisso, i principali aspetti che considero sono i cambi, l'approccio delle banche centrali e la stabilità politica”, commenta.
3/4Nel processo di selezione dei gestori per i fondi di Anima SGR, l’approccio adottato dalla società si basa sulle quattro P: people, philosophy, process e performance”. “Innanzitutto, il nostro è un business di persone, quindi valutiamo attentamente chi sono i gestori, come lavorano e con chi collaborano, anche attraverso referenze incrociate”, spiega Francesco Moreschi, senior investment manager della SGR. “La filosofia di gestione del portafoglio - continua - è un altro aspetto cruciale. Il processo è probabilmente l'elemento più importante, poiché cerchiamo di ottenere una conoscenza approfondita di come funziona. Infine, la performance è essenziale: un buon processo deve portare a buoni risultati. Nonostante si possano ottenere buoni risultati anche senza un buon processo, noi cerchiamo di avere entrambi. Non vogliamo buoni risultati che non derivino da un processo ben strutturato”, chiosa l’esperto.
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