Italiani “bocciati” in previdenza

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Soroush Karimi, Unsplash

Italiani poco preparati in materia di previdenza. Lo rileva un sondaggio condotto da Moneyfarm in collaborazione con Progetica, società specializzata in educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, nell’ambito di un più ampio progetto dedicato alla previdenza nel nostro Paese.

La notizia in sé non desta particolare scalpore, ma va a confermare le evidenze emerse anche nell’ultimo rapporto Consob sulla ricchezza delle famiglie italiane, secondo cui la pianificazione finanziaria è poco diffusa in riferimento agli obiettivi previdenziali: “Meno del 20% degli intervistati, infatti, sa (in modo preciso o approssimativo) quanti anni dovrà lavorare prima di poter andare in pensione, a quanto ammonterà la propria pensione mensile e quanto dovrebbe risparmiare per mantenere l’attuale tenore di vita”.

La pandemia, inoltre, ha allargato questo divario, contribuendo a un aumento della liquidità non impiegata in forme di investimento con masse per 1.780 miliardi di euro. Alla base di questo risultato, sottolinea Moneyfarm, non ci sarebbe soltanto l’incertezza, ma anche l’educazione finanziaria insufficiente degli italiani.  

Dalla survey condotta da Moneyfarm e Progetica emerge come le attese per maggior parte degli intervistati vadano per una pensione pubblica compresa tra un minimo di 800 a un massimo di 3 mila euro. Soltanto il 12% stima un ammontare pari a 1.200 euro, “importo che, a oggi, coincide con la pensione media nel nostro Paese (fonte Istat), ma che, con tutta probabilità, in futuro potrebbe essere solo un miraggio”, sottolinea Moneyfarm.

I FATTORI CHE IMPATTANO SULL’ASSEGNO PENSIONISTICO

I punti centrali della ricerca hanno riguardato le conoscenze in merito ai principali fattori che impattano sull’assegno pensionistico.

Soltanto un 4% del campione ha dimostrato un’adeguata conoscenza delle variabili legate a: anzianità contributiva, stipendio, aumento della speranza di vita, andamento del PIL e tipo di lavoro. Più dell’80% degli intervistati conosce l’impatto dello stipendio (80,7%) e dell’anzianità contributiva (81,1%) sugli importi, ma soltanto il 34,4% sa che l’aumento della speranza di vita avrà un effetto diretto sull’assegno pensionistico. Ancora più bassa la consapevolezza sull’impatto del PIL (25,6%) e sul tipo di professione (20,5%)

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Fonte: elaborazione dati Moneyfarm-Progetica

Inoltre, soltanto l’11% dei rispondenti ha dimostrato di sapere che il valore dell’assegno pensionistico influenza il momento della pensione (per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996) perché dipende dai contributi versati. 

IL FATTORE “MERCATI”

Un altro dettaglio emerso nel corso dell’indagine riguarda la scarsa consapevolezza in merito all’allocazione degli investimenti. “Circa il 70% degli italiani ignora che un investimento sui mercati finanziari può garantire un assegno pensionistico più alto”, sottolineano gli autori dello studio. I meno ferrati in materia sono gli over-50 (26% dei rispondenti), ma neppure le altre fasce d’età dimostrano maggiore consapevolezza su questo punto e si fermano al 31,4% (18-29 anni),  al 35,3% (30-39 anni) e al 30,8% (40-49 anni).

Un’altra lacuna importante riguarda le competenze in merito a fondi pensione e piani individuali pensionistici (PIP): rispettivamente il 55% e il 52% degli intervistati ignorano che TFR e contributo datoriale sono due strumenti fondamentali a supporto di un piano di previdenza integrativa. C’è un maggiore grado di consapevolezza fra i dipendenti con il 51% che riconosce il valore del TFR e il 61% il contributo del datore di lavoro. “Diciamo continuamente ai nostri clienti quanto è importante diversificare gli investimenti anche rispetto al sistema Italia, e questo vale soprattutto per gli investimenti a fini pensionistici”, afferma Andrea Rocchetti, head of Investment Advisory Moneyfarm, che sottolinea come l’allungamento dell’orizzonte temporale consenta di sfruttare maggiormente i benefici offerti dai mercati finanziari, specialmente da quelli azionari, minimizzando i rischi. “Il fatto che oggi il 72% dei PIP, il prodotto di previdenza integrativa più diffuso tra gli italiani, afferisca al comparto Garantito, dove peraltro le gestioni separate contengono quasi esclusivamente titoli di Stato italiani, non fa che confermare quanto emerge da questo sondaggio sulla scarsa conoscenza dell’importanza del fattore tempo da parte dei risparmiatori e sulla necessità imprescindibile di ricevere una consulenza previdenziale adeguata”, afferma Rocchetti.

Un altro tema di interesse è quello del riscatto di laurea. Un terzo dei rispondenti (33,8%) non ne conosce il potenziale effetto: uno su dieci pensa che non anticipi mai il momento della pensione, mentre uno su quattro pensa che sia quella la finalità di questo strumento. La verità è che non esiste una regola sempre valida per tutti: il riscatto della laurea può essere utile per uscire qualche anno prima dal mondo del lavoro, ma ogni caso va ponderato in base a criteri di costi/utilità.

IL RUOLO DELLA CONSULENZA

In questo scenario complesso il modo migliore per aiutare i risparmiatori a fare una corretta pianificazione finanziaria per gli anni della pensione è ancora la consulenza. In Italia, purtroppo, solo una porzione ridotta della ricchezza finanziaria delle famiglie ha accesso a un servizio evoluto di gestione del risparmio e a una consulenza indipendente. Questo dato è ancor più rilevante visto il livello (basso) di educazione finanziaria della popolazione. "Occuparsi di pianificare e integrare la propria pensione pubblica è un esercizio di gestione del rischio, rischio che è anche finanziario oltre che contributivo e demografico: una mancata crescita del Pil nazionale, infatti, potrebbe costare il 20% dell’assegno pensionistico ai quarantenni di oggi e, dal recente sondaggio che abbiamo condotto con Progetica, emerge che solo 1 italiano su 4 è consapevole di questa correlazione”, ha commentato Giovanni Daprà, co-fondatore e amministratore delegato di Moneyfarm.

I risultati del sondaggio saranno presentati il prossimo 19 ottobre nell’ambito del webinar “I 7 vantaggi della pensione integrativa” organizzato da Moneyfarm per il Mese dell’Educazione finanziaria (vedi l’appuntamento nella sezione eventi del nostro sito).