Itinerari previdenziali: ESG centrale per gli investitori istituzionali

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Nattanan23 (Pixabay)

La previdenza italiana guarda alla sostenibilità. Un’evidenza emersa con forza nella terza indagine "ESG e SRI, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani" del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, tanto da meritare un quaderno di approfondimento a parte, dove “negli anni scorsi si era optato con un focus nel report sugli istituzionali italiani”, commenta Giovanni Gazzoli che ha seguito l’indagine per il centro studi. La ricerca di quest’anno, oltre ad aver affiancato un’analisi qualitativa a quella quantitativa, ha visto per la prima volta il panel dei rispondenti esteso anche alle compagnie assicurative che hanno disegnato il perimetro dell’investimento sostenibile degli istituzionali italiani insieme alle risposte di fondi pensione negoziali, preesistenti, casse di previdenza e fondazioni di origine bancaria. Rispetto al 2020, l’analisi di quest’anno mostra una diminuzione della percentuale di enti che applicano i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) a oltre il 75% del patrimonio (il 37%), ma fa da contraltare una crescente e generalizzata attenzione nei confronti della ricerca di rendimenti e una miglior gestione dei rischi anche attraverso l’adozione di politiche socialmente responsabili. Sul fronte delle strategie si è assistito alla conferma dell’esclusione (adottata dal 67% dei rispondenti), tuttavia “la più grande novità è rappresentata dall’impact investing - spiega Gazzoli –, scelto dal 48% degli enti a fronte del 31% del 2020 e del 23% del 2019”. Seguono tematici e best in class, mentre si posizionano in calo “le strategie legate alle convezioni internazionali scese dal 54% al 37%, e l’engagement, adottato dal 33%”.

Un tema interessante ha poi riguardato quella che Gazzoli ha definito “la domanda cardine” della survey, ossia l’adozione o meno di una politica di investimento sostenibile, con il 56% delle risposte affermative (+9% rispetto al 2020). “Interessante vedere le motivazioni: il 97% degli enti che hanno risposto ‘no’ dice che il tema è stato affrontato e verrà implementato in futuro”. E proprio ai temi del futuro è stata dedicata la chiusura dell’indagine. Su tutto primeggiano gli investimenti in energie rinnovabili seguiti dalla “silver economy”.        

IL TEMA DELL’ENGAGEMENT

Il tema dell’engagement ha costituito un fil rouge per molti interventi nel corso della tavola rotonda con i contributor seguita alla presentazione della ricerca e moderata da Gianmaria Fragassi del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Antonio Santoro, Head of Southern Europe dei Principi di investimento responsabile delle Nazioni unite (Un Pri) si è detto “lieto di vedere come l’impact investing abbia assunto un’importanza maggiore rispetto agli anni precedenti”, ma “occorre ricordare che l’engagement è fondamentale come strategia di integrazione per poter cambiare il sistema e i modelli di business nelle imprese nelle quali investiamo”. Santoro ha poi richiamato l’importanza delle tematiche sociali (la S di EGS) sottolineando come la stessa Commissione Ue abbia già avviato un gruppo di lavoro sui temi della Tassonomia sociale nell’ambito del Sustainable finance plan e ponendo l’accento sui temi legati ai diritti umani per l’industria finanziaria.

Anche Maurizio Agazzi, direttore generale di Fondo Cometa, ha mantenuto l’accento sull’engagement: “Negli ultimi diciotto mesi sicuramente sono emersi dei ritardi dovuti alla pandemia, ma va sottolineato che abbiamo partecipato a numerose attività di engagement coordinate dai Pri soprattutto sulle tematiche sociali e sulle possibili ineguaglianze derivanti dalla pandemia”. Mentre sul tema sociale, “la S di social, soprattutto per noi che rappresentiamo lavoratori e cittadini con un bisogno pensionistico e occupazionale, rappresenta il totem a cui guardare e con cui sfidare anche la politica affinché acceleri su questa tematica come ha già fatto sull’ambiente”.

Massimo di Tria, Group Chief investment officer di Cattolica Assicurazioni si è concentrato sul rischio, in quanto “il rendimento è una conseguenza dei nostri investimenti e del rischio che prendiamo. Ed ESG significa meno rischio di lungo periodo”, ma ha messo in guardia su un’eccessiva standardizzazione: “Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra una tassonomia condivisa – ha detto Tria – ma anche dare la possibilità alle aziende di sperimentare portarsi avanti e condividere trascinando gli altri”. Per fare questo è importante l’engagement, “senza engagement questo meccanismo di ottimizzazione virtuosa non parte”.

FOCUS SUGLI SDGS

Un’altra linea di analisi emersa dal confronto tra i partecipanti alla tavola rotonda è stata quella dell’allineamento agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs) delle Nazioni unite. Carla Patrizia Ferrari, Chief financial officer di Compagnia di San Paolo è tornata a questo proposito sul tema della solidarietà intergenerazionale che caratterizza l’attività della fondazione “investire in maniera sostenibile vuol dire preservare il denaro ma anche le risorse per le future generazioni”, ha detto Ferrari, “la nostra missione istituzionale è impostata sull’allineamento e anche sul rispetto dei principi Sdgs dell’agenda 2030”, con particolare riferimento ai Goal 5 (parità di genere), 8 (lavoro dignitoso), 10 (riduzione delle disuguaglianze) e 13 (azione per il clima).

Filosofia condivisa anche da Cassa Forense. Come emerso dall’intervento dell’ESG Analyst Alessandra Festini, la Cassa si è indirizzata verso i principi ESG per “garantire la resilienza del portafoglio nel lungo periodo”.  E per adempiere “al dovere fiduciario nei confronti dei propri iscritti” è stato approvato un progetto caratterizzato da un approccio top down “che prende come framework di riferimento per gli investimenti di lungo periodo i 17 goal dell’Agenda Onu al 2030”, al momento gli obiettivi 7 (energia pulita) e 13, ma con già in vista l’implementazione del 5° Goal.

La traiettoria degli investimenti verso l’economia reale è stata al centro dell’intervento di Corrado Galeasso, presidente del Fondo pensione Unicredit, il quale ha citato due interventi in tal senso con l'adesione “a un progetto edilizio in cui era presente una componente di social housing e a un fondo che gestisce e sviluppa le residenze sanitarie assistenziali” e quest’ultimo prima della pandemia, “proprio perché avevamo già un’attenzione per quello che riguarda criticità e opportunità che rappresenta l’invecchiamento attivo della popolazione”.

Gli Sdgs sono anche una componente essenziale per l’azione dei gestori, a cui si affiancano non soltanto gli obiettivi di investimento, ma anche gli strumenti per raggiungerli, come ha raccontato Fabrizio Bianchi, Head of institutional clients Italy di Schroders Investment Management in riferimento a ThemeX “una sorta di tool che misura il contributo di un investimento ai 17 Sdgs”. La società è impegnata da anni sul fronte sostenibilità “e l’anno scorso il top management ha dato un forte contributo affinché tutti gli asset gestiti dal gruppo, sia strategie liquide sia illiquide fossero completamente integrate con i fattori ESG”.

L’ESG NEGLI ASSET MANAGER

La responsabilità non soltanto nei confronti dei propri investitori ma anche verso la collettività è un tema fondamentale nell’intervento delle società di gestione. “In qualità di gestore patrimoniale abbiamo la responsabilità di aiutare la società verso un futuro più sostenibile e questo dovere va al di là dei rendimenti finanziari a breve termine” ha sottolineato Simona Merzagora, managing director di NN Investment Partners. “Ma abbiamo anche il dovere di migliorare i rendimenti: integrare i fattori ESG e un’accurata analisi finanziaria ci consente di migliorare i rendimenti a lungo termine corretti per il rischio. E questo è uno dei motivi per cui integriamo i fattori ESG in modo rigoroso e dimostrabile nel 74% dei nostri asset, oltre 200 miliardi”.

Alessandro Fonzi, Cfa, Deputy head of international sales e Country head Italy di Dpam ha sottolineato invece la filosofia della società “Active sustainable research: tre parole che racchiudono la nostra anima di investitore responsabile”. L’approccio, ha commentato Fonzi, “nato nel 2001 con il lancio della prima strategia bilanciata sostenibile” per evolversi nel tempo fino a “permetterci oggi di annoverare circa i due terzi del patrimonio in gestione dei nostri fondi negli articoli 8 e 9 del Regolamento Ue Sfdr”.

Chi racchiude la propria missione nel nome è infine Etica SGR. Arianna Magni, International and Institutional business development della società, ha sottolineato che “nella nostra mission il prodotto sostenibile non è una parte del tutto ma è proprio il tutto” e ha riportato come il Covid ci abbia dimostrato l’importanza di un approccio lungo tutta il percorso dell’investimento “dalla cura delle catene di fornitura, alla salute, alla sicurezza sul luogo del lavoro e alle questioni fiscali: si tratta di temi fondamentali che non devono affermarsi soltanto nell’anno della pandemia". Per questo motivo, la società si affida a una metrica proprietaria, Rischio ESG, sia in fase di selezione degli emittenti sia nella gestione degli investimenti.

Uno sguardo dalla politica

In conclusione di lavori una visione “politica” dei temi relativi agli ESG e agli investimenti istituzionali è stata affidata a Andrea Ferrazzi della Commissione Territorio, Ambiente e Beni ambientali del Senato che ha sottolineato la necessità di “politiche integrate”. Secondo il senatore, i recenti provvedimenti legati alla pandemia, sia il Pnrr sia il Next generation Eu fund “rispondono a quelle che sono crisi in corso a livello globale” individuabili come tre linee che spesso si incrociano: climate change, crisi demografica e crisi sociale. “I diritti sociali sono e saranno sempre più legati a quelli ambientali”, ha detto Ferrazzi, ed è del tutto evidente “che le risposte non possono che essere globali”.