La Bce annuncia un nuovo strumento “anti-frammentazione” e spinge sulla flessibilità

BCE, La Bce annuncia un nuovo strumento “anti-frammentazione” e spinge sulla flessibilità
Guillaume Perigois (Unsplash)

L’incarico agli uffici tecnici di "accelerare il completamento di un nuovo strumento anti-frammentazione" da sottoporre poi al Consiglio direttivo. E la decisione, in linea con quanto più volte annunciato da Christine Lagarde, presidente della Bce, di “applicare la flessibilità nel reinvestimento dei rimborsi in scadenza nel portafoglio PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme, ndr.), al fine di preservare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, condizione essenziale affinché la Bce possa adempiere al suo mandato di stabilità dei prezzi”. È quanto si legge in una nota diffusa da Francoforte al termine della riunione straordinaria indetta dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea per contrastate l’allargamento dello spread nella zona euro.

I mercati hanno reagito con ottimismo all’annuncio della riunione straordinaria “per uno scambio di opinioni sull’attuale situazione di mercato”, il Ftse MIB, migliore piazza d’Europa, chiude in rialzo del 2,87%, l’Eurostoxx segna +1,64%, e anche i mercati Oltreoceano aprono in positivo in accordo con l’andamento delle borse europee. Obiettivo dell’incontro della Bce: tenere fede all’impegno sottoscritto a dicembre dello scorso anno ad “agire contro i rischi di frammentazione che si stanno ripresentando”.  La banca centrale riporta come l’economia dell’area euro non sia uscita indenne dalla pandemia, e parla appunto di “vulnerabilità” che contribuiscono “a una trasmissione disomogenea della normalizzazione della nostra politica monetaria tra le varie giurisdizioni”. Su tutto, pesa il pericoloso allargamento dello spread, sceso a 214 punti base dai 240 toccati martedì; mentre il rendimento del Btp decennale arriva al 3,75 per cento. “Fino a martedì sera il livello raggiunto dallo spread Btp-Bund diventava ogni giorno sempre più preoccupante – sottolinea Carlo Vedani, amministratore delegato di Alicanto Capital –, con il Btp italiano che a metà febbraio rendeva lo 0,5%, mentre martedì sera si era spinto al 4,36 per cento. Ciò significava un costo futuro in conto interessi assolutamente insostenibile per lo stato italiano, vista anche l’attuale congiuntura economica”.

A fronte di queste “perturbazioni” Francoforte dunque corre ai ripari, in attesa delle mosse della Fed su un nuovo rialzo dei tassi. “La normalizzazione della politica monetaria della Banca centrale europea implicherà un aumento graduale dei tassi di interesse che non causerà disturbi all'economia”, ha affermato Mario Centeno, membro del Consiglio direttivo Bce. “La politica monetaria - ha aggiunto Centeno - sarà sempre adattata all'inflazione nella zona euro, ma ci vorrà del tempo perché i suoi effetti siano assorbiti”.

Mercati “parzialmente” delusi

Per parte loro, gestori e analisti tendono a “frenare” l’entusiasmo degli indici. Secondo Michele Morra, portfolio manager di Moneyfarm, la riunione “ha parzialmente deluso i mercati, già scoraggiati dalla vaghezza del meeting della scorsa settimana. Tuttavia, in assenza di indicazioni sostanziali sul nuovo strumento a cui la Banca Centrale sta lavorando, la moneta unica ha perso completamente i guadagni della mattinata”. Uno scenario ‘grigio’ in cui emerge, però, la nota positiva di “un ulteriore strumento oltre al reinvestimento del PEPP, che non era stato giudicato sufficiente per moderare il rialzo degli spread”. Le aspettative restano comunque improntate alla prudenza “anche la capacità di strumenti aggiuntivi per mitigare l’effetto del rialzo dei tassi sulla stabilità finanziaria dell’Europa periferica rimane tutta da dimostrare”, sostiene Morra che riporta, però, come la flessibilità a cui la BCE ambisce “sia un aspetto fondamentale per i rendimenti obbligazionari dell’Europa periferica, non solo grazie al contenimento diretto degli spread derivante dall’acquisto di titoli, ma anche per l’impegno stesso della Banca Centrale ad intervenire in situazioni di stress”.

La “soglia del dolore” di Francoforte

Dello strumento anti-frammentazione in via di progettazione si dovrebbe parlare nella prossima riunione del 21 giugno, si aspettano dunque anche dettagli sul suo funzionamento. Secondo fonti di stampa, il membro olandese del direttivo Bce, Klaas Knot ha detto che quanto proposto oggi in termini di re investimenti “è solo la prima linea della difesa”. Tuttavia, nell’annuncio del 15 giugno non ci sarebbe “nulla di nuovo”, ha commentato Annalisa Piazza, analista di ricerca sui titoli a reddito fisso di MFS IM. L’esperta riporta come la tempistica di una riunione ‘ad hoc’ più che altro coincida “con un consistente movimento di mercato (paragonabile a episodi passati di rischi idiosincratici) che ora sappiamo essere scomodo per la Bce”. “Flessibilità” è la parola d’ordine su cui Lagarde ha posto l’accento più volte: “In passato alcuni sono stati scettici sulle clausole di flessibilità. Ora è chiaro che ci sono le condizioni per utilizzarla”, afferma Piazza. Mentre sul fronte dell’accelerazione su uno strumento anti-frammentazione, quest’ultimo suggerirebbe che la Bce senta “l'esigenza di avere qualcosa di più ‘strutturale’ che permetta una trasmissione fluida del proprio orientamento politico. In poche parole, la Bce ha bisogno di aumentare i tassi per evitare che le aspettative di inflazione si consolidino. Se la frammentazione dovesse intensificarsi ulteriormente, la normalizzazione dei tassi dovrebbe essere interrotta al più presto”. La riunione di oggi ha fissato dunque il punto in cui si colloca “la soglia del dolore”.

In attesa di dettagli sullo strumento anti-spread

Andrew Mulliner, Head of Global Aggregate Strategies di Janus Henderson definisce quella che si è creata come “una situazione un po’ bizzarra” e riporta come il documento del consiglio direttivo “mette in luce il paradosso che la Bce si trova ad affrontare: fissare una politica del tasso d’interesse unico per adattarsi a un gruppo di Paesi piuttosto eterogenei”. Certo la reazione dei mercati è stata positiva, e si è dimostrata “un sollievo”. Tuttavia a questo punto lo strumento anti-frammentazione deve essere realizzato “in tempi relativamente brevi” se la Bce vuole mantenere una prospettiva di tassi restrittiva. “Non sono stati condivisi ulteriori dettagli sul nuovo strumento, che probabilmente deve prima essere approvato dal Consiglio direttivo che, a sua volta, potrebbe essere ancora diviso sull’opportunità e la necessità di introdurre un nuovo meccanismo di ‘stabilizzazione’”, afferma Gergely Majoros, membro del Comitato Investimenti di Carmignac. “Sappiamo solamente che la Bce ha deciso di applicare molta flessibilità nel reinvestimento dei rimborsi in scadenza del PEPP, il che però non risolve in modo sufficientemente efficace il problema della frammentazione. È probabile – sostiene Majoros – che, almeno per il momento, tale decisione non impedirà ai mercati di continuare a spingere per un aumento degli spread europei”.

L’assenza di “dettagli che i mercati stanno cercando” è sottolineata anche da Hetal Mehta, Senior European Economist di Lgim. “Incaricando i suoi rami interni di approntare il prima possibile il suo scudo anti-spread, l’istituto ha di fatto lasciato in attesa coloro che stavano aspettando una sua mossa. Quello che possiamo affermare è che si tratterà di un tipo di intervento che non richiede alcuna condizione (o che ne richiederà molto poco); infatti, è per questo che non si è fatto ricorso all’Outright Monetary Transactions. Tuttavia, dovrà anche soddisfare quei membri e quei governi dell’Area Euro che temono un supporto fiscale troppo ampio. Qualsiasi provvedimento che non rispetterà queste linee guida - conclude Mehta - potrebbe essere impugnato in un tribunale europeo e minare la capacità di azione della Banca Centrale”.