Lagarde lascia i tassi a zero. Ecco perché è fondamentale l’aiuto della Banca centrale

Christine Lagarde, Presidente BCE

L’ombrello della Bce protegge i mercati. Accantonata per il momento la crisi di governo (che ha sì sorpreso ma non preoccupato particolarmente gli esperti) e mentre si approva lo scostamento di bilancio da 32 miliardi, lo spread Btp e Bund si muove in lieve rialzo (117 punti base). Gli occhi sono tutti puntati su Christine Lagarde, quando la governatrice della banca centrale conferma l’orientamento molto accomodante: tassi d’interesse invariati e dotazione finanziaria confermata a 1.850 miliardi di euro almeno fino al marzo 2022. O comunque “finché non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus”. L’economia dell’Eurozona si è probabilmente contratta nel quarto trimestre del 2020, segnalando che l’area sembra avviata verso una doppia recessione, afferma Lagarde, sottolineando che gli economisti prevedono sempre più che la produzione si ridurrà anche in questo trimestre per l’inasprimento delle restrizioni decise dai governi per contrastare i contagi. La campagna di vaccinazione “è un passo importante” per superare la pandemia ma il Covid “continua a porre dei gravi rischi per l’economia” e “nel quarto trimestre è attesa una contrazione del Pil”, ha detto Lagarde, sottolineando che “l’incertezza resta elevata”. “Il Consiglio direttivo resta pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito, in linea con il suo impegno alla simmetria”, assicura la Bce.

Fattori tecnici solidi nel 2021

Insomma, i mercati finanziari posso continuare a reggere, con l’azione della Bce che contribuisce a mantenere la volatilità a livelli contenuti. “I fattori tecnici rimarranno solidi nel 2021, grazie agli acquisti della Bce, alla minore emissione netta attesa e alla persistente ‘caccia al rendimento’ tra gli investitori. Il ruolo svolto dalla Bce rimarrà cruciale nei prossimi anni”, afferma Matteo Germano, Head of Multi Asset CIO Italy di Amundi. “Le valutazioni attuali sono tirate e offrono un margine di manovra limitato per un ulteriore restringimento dello spread. In termini relativi, i rendimenti italiani sono più interessanti di quelli di altri paesi periferici. Rimaniamo costruttivi sul debito sovrano italiano. Con la progressiva riduzione del premio al rischio, la curva dovrebbe appiattirsi e gli investitori dovrebbero posizionarsi sulle scadenze molte lunghe”.

L’aiuto (fondamentale) delle banche centrali

Il tema dominante resta di certo la ripresa post-pandemia. Le dimensioni e la durata della seconda ondata, di una eventuale terza e gli sviluppi del vaccino sono i veri elementi cruciali. E anche nella migliore delle ipotesi le economie e i mercati continuano a vivere un’incertezza fondamentale. Se la possibile fine della pandemia può avere forti conseguenze economiche, in parte già registrate dai rialzi degli scorsi mesi, nell’economia reale i dubbi sul sostegno al reddito nel lungo termine e sulla qualità futura dei bilanci sono decisivi. Un elemento però resta certo, secondo Alessandro Allegri, AD di Ambrosetti AM SIM: “sarà comunque ancora necessario un considerevole aiuto da parte della politica monetaria e soprattutto fiscale. La grande storia dietro il forte recupero dall’inizio della pandemia è che la risposta politica unitaria è riuscita a cortocircuitare con successo i meccanismi di amplificazione della crisi sostenendo sia l’economia reale che il sistema finanziario. Una combinazione di scelte molto attive delle banche centrali unite ad una generalizzata garanzia degli Stati ha facilitato condizioni finanziarie di accesso ai flussi di credito e, congiuntamente, sostenuto il reddito consentendo una forte ripresa della domanda aggregata una volta allentate le restrizioni.  Sono pochi i dubbi circa il mantenimento dell’allentamento monetario che terrà le curve dei rendimenti dei titoli di Stato sicuramente basse e piatte per il prossimo futuro, mentre, la grande scommessa per l’anno prossimo sarà nel campo delle politiche fiscali, chiamate, dopo aver evitato danni permanenti all’economia e ai mercati finanziari, a dare una risposta affermativa alla richiesta di sviluppo della crescita”.

In questo senso, secondo Germano, il pacchetto Next Generation EU rappresenta un punto si svolta per la politica fiscale dell’Unione europea e per la crescita dell’Italia nel medio lungo termine. “La pandemia accentuerà il divario sociale all’interno del Paese tra le persone che hanno un lavoro ‘regolare’ e quelle che lavorano nell’economia informale che non possono contare sui programmi di welfare. In aggiunta, l’incertezza rimane elevata anche tra le persone che possono contare su un posto di lavoro e il tasso di risparmio ha raggiunto il 20% nel secondo trimestre del 2020, aumentando le disponibilità sui conti correnti. Una parte di questo elevato risparmio sarà disponibile per essere investita nell’economia reale”, dice il manager.