Il sistema previdenziale italiano presta il fianco a numerose incognite. Da un lato, i forti squilibri demografici, dall’altro le pressioni sul I pilastro. Quello che l’Italia deve affrontare, a livello domestico e nel più ampio panorama dell’UE, è un processo in cui il futuro previdenziale del singolo dipende non soltanto dalle scelte individuali, ma anche da un intervento omogeneo a livello normativo, istituzionale e, fondamentalmente, di formazione previdenziale. Il settore vede nell’ultima Legge di Bilancio, un passaggio centrale nella strategia di rafforzamento del sistema. “Il legislatore conferma la sua attenzione intervenendo su più livelli per governare la fase di transizione demografica e occupazionale”, afferma Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, raggiunto da FundsPeople. Tra i punti richiamati da Maggi in prima battuta il rafforzamento del ruolo del trattamento di fine rapporto quale leva di finanziamento del II pilastro. “Tornano centrali il meccanismo del silenzio-assenso e, per i lavoratori neoassunti del settore privato, l’adesione automatica ai fondi pensione collettivi, con possibilità di rinuncia entro termini prestabiliti. Parallelamente, viene ampliata la platea dei datori di lavoro obbligati al versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS, sulla base di nuove soglie dimensionali”.
“La demografia accelera. Il secondo pilastro sarà sempre più centrale”

Giovanni Maggi, foto ceduta (Assofondipensione)
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