La fine dello shutdown negli USA arriva con il danno ormai fatto, secondo le società di gestione internazionali

Congresso Stati Uniti
Louis Velazquez, immagine concessa (Unsplash)

Il Senato USA ha approvato un disegno di legge che ripristina temporaneamente il finanziamento federale fino al 30 gennaio 2026, ponendo fine a 42 giorni di shutdown governativo, il più lungo della storia.

Secondo la nota ufficiale del Senato, l’accordo non prevede un bilancio completo, ma una continuing resolution che mantiene la spesa ai livelli attuali. Il testo, che riunisce tre voci di bilancio, dovrà ancora essere approvato dalla Camera e firmato dal presidente Donald Trump.

Approvato con 60 voti favorevoli e 40 contrari, l’accordo ha visto otto senatori democratici sostenere la misura repubblicana in cambio di una votazione successiva sui sussidi dell’ACA (Affordable Care Act, noto anche come Obamacare). Pur sbloccando la situazione, la divisione politica persiste.

Il costo politico ed economico dello shutdown

Le tensioni politiche si sono rapidamente riflesse sui mercati. José Manuel Marín Cebrián, economista e fondatore di Fortuna SFP, ironizza sul fatto che “nella politica statunitense ci sono tre certezze: la morte, le tasse e che il Congresso troverà sempre il modo di discutere proprio quando può fare più danni”. A suo avviso, lo scontro tra repubblicani e democratici ha dato vita a una coreografia degna di Broadway, sintomo del deterioramento istituzionale.

L’impatto si riflette anche sui risultati aziendali. Secondo FactSet Research Systems, 76 società dell’S&P 500 hanno menzionato lo shutdown nelle conference call del terzo trimestre, il livello più alto dal 2018. La maggior parte delle menzioni riguarda il settore industriale, seguito da tecnologia dell’informazione e real estate, a dimostrazione dell’ampiezza dell’impatto.

“Le aziende legate alla spesa pubblica e ai contratti federali sono le più vulnerabili, soprattutto nei settori della difesa, delle infrastrutture e della tecnologia applicata”, spiega John Butters, vicepresidente e analista senior di FactSet. Marín Cebrián concorda sul fatto che lo shutdown ha aumentato la volatilità dei mercati azionari, con un calo superiore al 3% per il Nasdaq e dell’1,5% per l’S&P 500, evidenziando il nervosismo degli investitori di fronte a un blocco prolungato.

Fonte: FactSet

Il danno è già fatto

Da un punto di vista macroeconomico, Ronald Temple, chief market strategist di Lazard, avverte che il danno per l’economia “non farà che aumentare” se il blocco dovesse ripetersi nei prossimi mesi. Ricorda che i tagli al Programma di Assistenza Nutrizionale Supplementare (SNAP) hanno colpito 42 milioni di famiglie, aumentando la pressione sui nuclei con redditi più bassi.

L’esperto aggiunge che i problemi operativi della Federal Aviation Administration (FAA), che ha ridotto del 10% i voli in 40 aeroporti per carenza di personale, mostrano come uno shutdown prolungato eroda l’attività economica e aggravi i colli di bottiglia logistici.

Il sondaggio dell’Università del Michigan evidenzia un calo diffuso della fiducia delle famiglie, soprattutto tra chi ha minore esposizione a strumenti azionari. Per Ronald Temple, “la fiducia continuerà a indebolirsi in un contesto di nuovi dazi e di minore crescita della forza lavoro attiva”.

In questa prospettiva, Ulrike Hoffmann-Burchardi, direttore investimenti per l’America e responsabile globale di azioni in UBS Wealth Management, considera che la riapertura “arriva in un momento critico, con la pressione economica e sociale già molto visibile”. Secondo lei, il ripristino della spesa pubblica dovrebbe migliorare il sentiment dei consumatori e rafforzare le aspettative di stabilità in vista del Giorno del Ringraziamento, pur avvertendo che gli effetti delle interruzioni nei voli e negli aiuti alimentari impiegheranno tempo a dissiparsi.

Anthony Willis, economista senior di Columbia Threadneedle Investments, concorda sul fatto che il ripristino del finanziamento federale fornisce chiarezza alla Federal Reserve, che potrà tornare a pubblicare dati chiave su occupazione e inflazione dopo settimane di blocco. Secondo lui, la riapertura “riduce l’incertezza che ha offuscato le decisioni di politica monetaria” e permetterà ai mercati di “recuperare visibilità” in vista della chiusura d’anno.

Una riapertura con effetti strutturali

La riattivazione amministrativa allevierà i ritardi nei pagamenti e nelle assunzioni, ma non eliminerà gli effetti accumulati su consumi e fiducia. Ronald Temple prevede che il settore manifatturiero continuerà a soffrire per l’incertezza commerciale, mentre quello dei servizi inizierà a percepire l’adattamento della spesa delle famiglie.

FactSet prevede che la normalizzazione fiscale sarà disomogenea: le aziende più dipendenti dal budget federale impiegheranno più tempo a riprendersi, mentre quelle con maggiore esposizione globale potrebbero beneficiare della stabilizzazione del dollaro e della domanda interna.

Anche l’impatto politico lascia il segno sulla governance. Eiko Sievert, analista del settore pubblico e sovrano di Scope Ratings, avverte che lo shutdown ha indebolito le istituzioni e accentuato la divisione ideologica negli Stati Uniti, complicando il raggiungimento di un consenso bipartisan per affrontare le sfide fiscali strutturali.

Sievert sottolinea che una riforma fiscale o di programmi come la Social Security o Medicare richiederà un ampio accordo politico, oggi lontano, mentre queste voci rimarranno i principali driver della spesa federale. Aggiunge che la polarizzazione del Congresso continuerà a influenzare le crisi del tetto del debito. In base alla One Big Beautiful Bill Act, il limite è stato innalzato di 5 trilioni di dollari, fino a 41,1 trilioni, livello che potrebbe essere superato nel 2027.

L’analista conclude che l’esito delle elezioni legislative del 2026 sarà fondamentale per capire se si ripeterà un nuovo scontro politico e il rischio di default tecnico, ricordando che il tetto del debito rimane una debolezza strutturale del credito per gli Stati Uniti.