Il gap tra il risparmio degli italiani e la ricchezza investita sui mercati dei capitali è ben noto. Il problema è come colmarlo. Una possibile soluzione potrebbe giungere dal confronto con gli strumenti europei a fiscalità agevolata, ovvero le controparti dei PIR italiani sviluppate e adottate negli altri Paesi UE: gli ISK svedesi, i PEA francesi e gli ISA britannici. Individuare i fattori che ne hanno determinato il successo, e mutuarli anche in Italia in una nuova e più efficace versione dei PIR, potrebbe contribuire a stimolare gli investimenti domestici nell'economia reale. È questa, in sintesi, la tesi dell'indagine "Investimenti retail in Europa. Composizione della ricchezza; ruolo e uso di ISA, ISK, PEA, PIR", realizzata dal Centro Baffi e presentata ieri a Milano in occasione della tredicesima edizione del convegno promosso da Equita e SDA Bocconi.
La proposta Equita-Bocconi: gli strumenti europei da "copiare" per incentivare gli investimenti azionari in Italia

Convegno Equita SDA Bocconi, foto Andrea Curiat
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