La tokenizzazione degli asset sta progressivamente entrando nel mainstream finanziario. E questo è un fatto. Mentre, più complesso è comprendere quali saranno le implicazioni concrete di questa trasformazione per l’industria dell’asset e del wealth management. Per questo, il quarto Innovation Forum organizzato da Franklin Templeton a Milano ha rappresentato un’occasione di confronto tra esponenti internazionali e italiani del settore su temi come blockchain, AI, stablecoin e fondi tokenizzati. Dal dibattito è emerso come il cambiamento non riguardi soltanto i prodotti, ma l’intera infrastruttura finanziaria e i modelli di servizio. Dalla gestione degli asset alla consulenza, fino al ruolo stesso del private banker.
L’intero sistema finanziario andrà verso infrastrutture basate su blockchain. E su questo non ha dubbi Sandy Kaul, responsabile di Franklin Innovative Research, Strategies and Technology (FIRST). “Si tratta della nascita di un nuovo livello universale di liquidità nel mondo degli asset digitali”, dice Kaul, destinato a cambiare radicalmente il funzionamento dei mercati, della custodia degli asset e dei pagamenti. “Stiamo gettando le basi per trasferire l’intero sistema finanziario su infrastrutture blockchain”, prosegue.
Quattro cambiamenti chiave
Secondo la manager ci sono quattro cambiamenti chiave che vale la pena mettere sotto la lente. Il primo grande riguarda gli orari di mercato: “Non vivremo più in un mondo in cui i mercati aprono e chiudono nei giorni feriali”. Il modello futuro sarà quello di mercati operativi “24 ore al giorno, sette giorni su sette”, come già avviene per molte piattaforme crypto e come inizieranno a fare anche il New York Stock Exchange e il Nasdaq.
Il secondo elemento chiave riguarda l’evoluzione dei wallet digitali, che sostituiranno progressivamente la frammentazione degli attuali conti bancari e finanziari. Kaul li ha paragonati alle cassette di sicurezza bancarie, spiegando che saranno “molto sicuri” e protetti da sistemi crittografici avanzati.
Un ampio spazio è stato poi dedicato alla tokenizzazione degli asset. Oggi “fondi comuni, ETF e altri veicoli rappresentano semplici strutture contabili”. Con la tokenizzazione, invece, gli asset diventano programmabili grazie agli smart contract. “Possiamo trasformare il token in un wrapper intelligente”, spiega, sottolineando che attività come il pagamento dei dividendi, gli stock split o le cedole obbligazionarie potranno essere gestite automaticamente dal codice incorporato nel token.
Infine, per Kaul, un’altra svolta cruciale sarà l’unificazione delle infrastrutture di pagamento e di regolamento dei titoli. “Oggi i titoli si muovono su un’infrastruttura e i pagamenti su un’altra. Nel nuovo sistema tutto questo avverrà in pochi secondi”.
Nel suo intervento la manager ha inoltre evidenziato il ruolo crescente delle stablecoin, il cui volume di transazioni “supera ormai l’attività combinata di Visa e Mastercard”. Tuttavia, ha avvertito che queste rappresentano anche “una grande minaccia per il sistema bancario”, perché i depositi trasferiti in stablecoin potrebbero non tornare più nel circuito bancario tradizionale. Per questo motivo, le banche stanno reagendo con la tokenizzazione dei depositi, destinati secondo Kaul a diventare “il contante digitale del futuro”. Parallelamente, l’arrivo delle valute digitali delle banche centrali, come l’euro digitale, renderà necessario creare interoperabilità tra stablecoin, depositi tokenizzati e CBDC.
Dunque, la tokenizzazione rappresenta una nuova fase evolutiva dei mercati finanziari, paragonabile alla dematerializzazione dei titoli avvenuta negli anni Sessanta. “Questo sistema diventerà molto più democratico”, afferma, aprendo la strada a nuovi utilizzi degli asset finanziari.
Nuovo paradigma, dalla teoria alla pratica
La tokenizzazione starebbe rapidamente evolvendo da un concetto meramente teorico a un fenomeno concreto. Questo, a detta di Giuliana Borello, head of Training and Research for Italy, per due ordini di ragione, da una parte una crescente adozione istituzionale dall’altra l’evoluzione normativa. Una evoluzione del mercato spinta da accadimenti quali “l’Europa con il MiCA e gli Stati Uniti con il Genius Act che stanno definendo i primi quadri regolamentari per la moneta digitale”, ammette.
Ma, secondo Borello, l’adozione delle valute digitali rappresenta soltanto il primo passo verso una “finanza integralmente tokenizzata e destinata a svilupparsi in tre fasi". La prima, riprendendo anche il concetto illustrato da Kaul, è la creazione di un liquidity layer digitale, c’è poi la tokenizzazione degli asset reali e, infine, la costruzione di un intero ecosistema finanziario su blockchain. E per descrivere questa trasformazione, Borello utilizza la metafora della ferrovia: "inizialmente nata per trasportare carbone, cioè energia, proprio come oggi la blockchain trasporta liquidità, ma destinata poi ad ampliare progressivamente le proprie funzioni", prosegue.
La prima fase, quella attuale "è il liquidity layer con lo sviluppo di stablecoin, CBDC, depositi tokenizzati e fondi monetari tokenizzati", dice. Proprio le stablecoin, nate inizialmente come strumento tecnico per ridurre la volatilità delle criptovalute, hanno progressivamente assunto nuovi ruoli: "collaterale nei mercati crypto, strumento per le rimesse internazionali e, in alcuni Paesi emergenti come Argentina, Turchia e Nigeria, mezzo per preservare il potere d’acquisto", prosegue.
Ampio spazio è stato dedicato anche ai tokenized money market fund, che secondo Borello rappresentano oggi una delle soluzioni più interessanti. “Abbiamo una moneta digitale garantita che genera rendimento positivo”, commenta. A differenza della liquidità tradizionale, che comporta un costo opportunità e un rischio inflattivo, "la moneta tokenizzata permetterebbe di mantenere stabilità, ottenere rendimento e ridurre le frizioni operative grazie alla programmabilità e agli smart contract", commenta.
Secondo la manger, questa evoluzione è destinata a cambiare radicalmente il paradigma della liquidità e del risparmio. “Il cliente avrà finalmente un portafoglio che non avrà più capitale inattivo”, sottolinea.
La tokenizzazione degli asset reali rappresenta invece la seconda fase della trasformazione. Sebbene oggi il mercato abbia ancora dimensioni contenute, “i dati stanno crescendo di sei volte solo negli ultimi 12 mesi”. In questo contesto, “exchange tradizionali e crypto exchange stanno convergendo sempre più rapidamente verso modelli comuni di emissione, trading e settlement di asset tokenizzati”, dice.
Ridefinire il WM, il banker del futuro
Si tratterebbe, quindi, di un vero e proprio punto di svolta. “Il momento Netflix o Kodak dell’industria finanziaria”, esordisce Robert Crossley, Global head of Industry Advisory Services di Franklin Templeton. Il settore deve scegliere rapidamente se adattarsi al cambiamento o rischiare di essere superato da nuovi operatori tecnologici. “Se non saremo noi a trasformare queste tecnologie in valore reale per i clienti, lo farà qualcun altro”, dice.
Infatti, il professionista non ha dubbi sul fatto che “la prossima evoluzione dell’economia globale sarà guidata dalla combinazione tra blockchain e AI”. Insomma, per Crossley la blockchain rappresenta “l’infrastruttura del XXI secolo” destinata a sostituire l’architettura pre-Internet su cui il settore finanziario opera da decenni, mentre "l’intelligenza artificiale sarà l’interfaccia di questo nuovo ecosistema". Secondo il manager, il cambiamento “non è opzionale e sta avvenendo con o senza di noi”, spinto dall’evoluzione delle aspettative dei clienti, sempre più orientati verso servizi on demand, flessibili e personalizzati. Infatti, i wallet digitali e tokenizzati stanno progressivamente sostituendo i modelli tradizionali basati sui conti bancari, offrendo infrastrutture “più veloci, economiche e sicure”. Inoltre, non c’è dubbio sul fatto che l’AI, stia evolvendo “a una velocità molto più rapida e profonda di quanto tendiamo a pensare”. Il rischio, secondo Crossley, che gli operatori potranno correre è che i clienti inizino a prendere decisioni finanziarie al di fuori del rapporto tradizionale con il consulente, influenzati da AI, social media e nuove piattaforme digitali. Per questo motivo, banche e consulenti dovranno ripensare il proprio ruolo: “Dovremo ampliare ciò su cui facciamo consulenza e il modo in cui pensiamo alla consulenza stessa, andando oltre la semplice vendita di prodotti per offrire un supporto più integrato e personalizzato”.
Private banking, trasformazione tecnologica e culturale
Mentre, il punto di vista legato al private banking racconta un percorso diverso. “La tokenizzazione sta entrando progressivamente nel radar dell’industria del private banking italiana, pur rimanendo ancora un po’ ai margini”, spiega Andrea Ragaini, presidente dell’Associazione Italiana Private Banking (AIPB). C’è però un importante distinguo da fare. Infatti, secondo Ragaini, il fenomeno non deve essere considerato una nuova asset class, ma “un cambio di infrastruttura tecnologica che abilita servizi che oggi non esistono e dunque destinato a trasformare profondamente il modello di servizio del wealth management”, sottolinea.
Il presidente di AIPB ha evidenziato il potenziale della tokenizzazione soprattutto nei private market, negli asset reali e nei luxury asset, grazie alla possibilità di “aumentare liquidità e frazionabilità degli investimenti, perché quando un mercato diventa liquido, la sua dimensione si allarga moltissimo”, osserva. Una menzione speciale va al concetto di wallet digitale, che, a detta di Ragaini, diventerà il punto di accesso unico all’intera ricchezza del cliente: "In questo wallet non ci saranno solamente gli asset digitali, ci sarà l’intero patrimoni". All'interno di questo scenario, il private banker evolverà verso un ruolo sempre più centrale nella gestione complessiva del patrimonio, supportato da una visione integrata di asset finanziari, immobiliari e passion asset. Ragaini ha infine sottolineato la necessità di accelerare la formazione di banker e clienti su questi temi, ricordando che “la velocità all’esterno dell’industria è sorprendente e che il private banking dovrà accompagnare la trasformazione culturale oltre che tecnologica”.
Wealth management, una rapida evoluzione
Anche il settore dell’asset management subirà degli impatti dalla fenomeno della tokenizzazione, come sottolineato da Massimo Mazzini, head of Marketing and Business Development di Eurizon Capital SGR, e Carlo Giausa, vice direttore generale Wealth Management Advisory & Solutions di Mediobanca Premier.
Due esperienze diverse quelle presentate dai manager. Da una parte, Mazzini ha spiegato che per Eurizon il tema della tokenizzazione è ormai strategico, tanto da essere diventato “il caso d’uso a livello del gruppo Intesa Sanpaolo per lo sviluppo dei digital asset”. Inoltre, per il Gruppo “è fondamentale avere il controllo dell’infrastruttura, infatti la tokenizzazione non riguarda soltanto l’asset management ma coinvolgerà progressivamente banking, corporate e reti distributive”.
Anche Mazzini sposa la teoria secondo cui, almeno nella fase iniziale, il tema non è tanto l’efficienza operativa quanto la costruzione di una nuova infrastruttura. Tuttavia, nel lungo periodo, la tokenizzazione porterà “un’evoluzione del modello di business molto importante, soprattutto grazie alla domanda crescente da parte della clientela istituzionale", ammette.
Dal canto suo, Giausa ha concentrato l’attenzione sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel wealth management, definendola “un game changer” paragonabile al passaggio dal mondo pre-Internet a quello post-Internet. Secondo il manager, l’AI sta riducendo rapidamente il vantaggio informativo storicamente detenuto dalle banche: “I clienti operano su ChatGPT, si fanno costruire portafogli e confrontano le fee”, ha osservato. Per questo "il private banker dovrà utilizzare l’intelligenza artificiale come un grande alleato, sfruttandola per automatizzare attività operative e concentrarsi maggiormente sulla relazione con il cliente, sulla pianificazione patrimoniale e sulla consulenza strategica", sottolinea. Inoltre, il professionista ha sottolineato come il futuro del wealth management sarà sempre più orientato al goal based investing, con portafogli costruiti in funzione degli obiettivi di vita dei clienti. Tra i principali trend di mercato, il manager ha indicato ETF, previdenza complementare e private market, pur sottolineando la necessità di una forte attività di education finanziaria, soprattutto sul tema dell’illiquidità degli investimenti privati.
Infine, entrambi hanno evidenziato come la velocità del cambiamento tecnologico richieda una forte accelerazione tanto culturale quanto organizzativa. Per Mazzini, il vero game changer sarà “la chiarezza normativa sul ruolo delle stablecoin e la convergenza tra operatori tradizionali e nuovi player digitali". Giausa, invece, ha posto l’accento sulla necessità di coinvolgere maggiormente i banker nello sviluppo dei nuovi strumenti tecnologici: “Il wealth management resta un business di persone”, conclude.




