Le attese del mercato sul prossimo inquilino del Quirinale

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Jonathan Bean (Unsplash)

L’elezione del Presidente della Repubblica da oggi 24 gennaio e nei prossimi giorni, sarà al centro delle agende politiche ed economiche italiane. E, data la delicatezza del momento (in piena quarta ondata di COVID-19) anche di quelle europee. La “variabile Quirinale”, infatti, sarà determinante per il posizionamento dell’Italia nello scacchiere europeo, con quanto ne consegue in termini di attuazione del PNRR. Il processo per scegliere il successore di Sergio Mattarella, il cui mandato presidenziale terminerà il 3 febbraio, chiama i rappresentanti dei due rami del Parlamento (Camera e Senato) a esprimersi insieme a 58 delegati regionali, detti “grandi elettori”. In tutto i votanti sono 1.009 e la scelta del nome avviene con una votazione al giorno. L’elezione nei primi tre scrutini prevede una maggioranza dei due terzi delle preferenze e, dal quarto scrutinio in poi, la maggioranza assoluta. Al di là dei nomi che circolano da settimane, il tema centrale per il mondo finanziario è legato agli scenari potenziali che si potrebbero aprire con la scelta del nuovo inquilino del Quirinale, e le ricadute in sede europea.

“Un evento per i mercati”

Le aspettative macro sull’Italia vedono indicazioni di una crescita intorno al 4% del PIL quest’anno, dopo l’ottima performance del 2021, che ha chiuso con un rimbalzo indicativo del 6 per cento. Certo, a puntellare la crescita concorreranno diversi fattori, dall’andamento della campagna vaccinale all’attuazione del Recovery Plan. In questo scenario si collocano le elezioni presidenziali italiane che “di solito non sono un evento per i mercati”, nota Matteo Ramenghi, CIO di UBS WM in Italia. L’esperto associa l’interesse degli investitori per l’elezione al Quirinale all’effetto che potrebbe avere “sulla stabilità del governo”. L’attuale primo ministro Mario Draghi “che è stato una fonte di fiducia del mercato da quando è entrato in carica un anno fa, è considerato un candidato credibile”, ma la sua elezione non vedrebbe il favore dei leader politici, restii a cambiare “un governo che ha dato risultati positivi finora”. Ramenghi non esclude comunque i benefici nel portare Draghi al Quirinale, “poiché il nuovo presidente resterà in carica per sette anni”, anche se i risultati dell’operato del “Big” della politica italiana “sarebbero più visibili solo nel lungo periodo”.

Partita doppia Palazzo Chigi-Quirinale

Un’analisi di Credit Suisse indica due scenari potenziali. Il più probabile vedrebbe Draghi eletto al Quirinale, mentre a Palazzo Chigi succederebbe un primo ministro espressione del centro-destra “secondo un accordo pre-concordato tra i partiti che attualmente appoggiano il governo nazionale di unità”. Un secondo scenario vede l’elezione di un Presidente della Repubblica scelto dal centro-destra e Draghi che mantiene l’attuale carica. Entrambi gli scenari, dice la società elvetica, scongiurerebbero il rischio elezioni anticipate. Tuttavia, un’eventuale fuoriuscita di Draghi dal quadro politico italiano, da un punto di vista macroeconomico “potrebbe paralizzare il governo e mettere in pericolo la ripresa dell’Italia”, che potrebbe non riuscire a rispettare gli impegni assunti in sede europea.

Lo scenario elezioni anticipate getta un’ombra sul PNRR

La prima e più evidente conseguenza di eventuali elezioni anticipate sarebbe uno slittamento nell’attuazione del PNRR. Credit Suisse indica come in base ai sondaggi politici di dicembre la coalizione di centro-destra potrebbe assicurarsi una quota del Parlamento maggiore di quella attuale, mentre il centro-sinistra potrebbe anche aumentare la sua quota complessiva, e il M5S vedrebbe la propria quota ridotta fino a 10 punti. “La cosa più sorprendente” scrivono gli analisti, riguarda però il risultato per i due partiti di destra: Fratelli d'Italia vedrebbe aumentare la sua quota di quasi 15 punti mentre la Lega manterrebbe il suo 20% in Parlamento. “Da un punto di vista economico e comunitario questo è preoccupante – dicono gli analisti –. La maggiore quota di euroscettici in Parlamento potrebbe ritardare e persino far deragliare il PNRR e reintrodurre tensioni tra l'Italia e l'UE. Questo metterebbe a rischio non solo la ripresa economica dell'Italia, ma anche la stabilità del blocco”. Su questo punto si esprime anche Ramenghi di UBS secondo cui, nonostante la scarsa probabilità di elezioni anticipate, queste non possono essere escluse, inoltre “qualsiasi slittamento della credibilità del governo, o un ritardo nel soddisfare le richieste della Commissione europea per il lancio del Recovery Fund, potrebbe avere implicazioni sulle discussioni politiche dell'UE, che saranno consequenziali dato che sono comunque previsti i negoziati sulla riforma del Patto di stabilità e crescita”.

La variabile spread

L’attenzione principale del mercato per il breve termine sarebbe quindi sulle sfide intorno alla formazione di un nuovo governo e il rischio di scivolare verso elezioni anticipate. In effetti, la situazione ha già portato a un allargamento degli spread dei titoli sovrani italiani, cosa che potrebbe continuare in caso di incertezza prolungata. Il differenziale di rendimento BTP-Bund rientra nell’analisi di Alicanto Capital SGR che indica quella del 3 febbraio come una “data-spartiacque”: “Se si andrà oltre – sottolinea l’AD Carlo Vedani - c’è il rischio che lo spread si allarghi, con la possibilità concreta di instabilità sui mercati. È quindi auspicabile che le forze politiche riescano a trovare un accordo dalla quarta o quinta votazione”. Anche per Andrea Contiresponsabile Macro Research & Product Specialist di Eurizon Capital, l’incertezza politica in Italia, “combinata con la riduzione degli acquisti titoli da parte della BCE, saranno elementi da considerare per valutare l’andamento dello spread BTP – BUND”.