Le nuove linee guida di Candriam per valutazione di sostenibilità degli Stati sovrani

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Jason Leung, Unsplash

La valutazione di sostenibilità degli Stati sovrani è uno dei grandi dilemmi che riguarda tanto l’universo degli investimenti ESG quanto il comparto obbligazionario. La natura dell’emittente impone infatti un surplus di valutazioni che rende particolarmente complicato arrivare ad una sintesi utilizzabile nella pratica dell’attività di investimento.

Considerare lo stadio di sviluppo

“Siamo consapevoli”, spiega Kroum Sourov, Sovereign Sustainability analyst di Candriam, “che un Paese è una realtà molto più complessa di un’azienda e quindi qualsiasi approccio richiede una visione ampia su una varietà di fattori interconnessi che influenzano il suo sviluppo”. “Esaminare alcuni di questi fattori in modo isolato può produrre un quadro distorto. Il nostro database include serie temporali di oltre 400 fattori individuali, e valuta la rilevanza di ogni fattore per singolo Paese a ogni livello di sviluppo in un determinato lasso di tempo negli ultimi dieci anni”, aggiunge, chiarendo una premessa metodologica che non può, e non deve, però bloccare la ricerca di un punto di arrivo, per quanto perfettibile, che sia in grado di orientare l’investimento.

Una questione di scelte

Scegliere significa tracciare una linea che include e insieme esclude, e per farlo è necessario fissare dei principi, consapevoli della necessità di una loro costante revisione e modifica, qualora se ne ravvisino di più rispondenti ad una mutata situazione o sensibilità. In questo processo, ciò che non deve mancare è il coraggio di mettere in discussione anche quanto largamente accettato.

“Il modello di sostenibilità degli Stati sovrani basato su 4 pilastri (capitale naturale, umano, sociale ed economico) è stato adottato per usi pratici da organizzazioni come l’OCSE. Tipicamente, queste diverse forme di capitale sono viste come sostituibili. Se fosse effettivamente così, ne conseguirebbe che ciò che conta è lasciare alle generazioni future almeno lo stesso ammontare di capitale complessivo che abbiamo ricevuto, modello descritto da alcuni come Sostenibilità debole. Noi, invece, riteniamo che il capitale naturale non possa essere sostituito da nessuna delle altre tre forme di capitale (umano, sociale o economico). Alla base del concetto di Sostenibilità forte c’è il principio per cui il capitale naturale non è sostituibile. Inoltre bisogna considerare che quest’ultimo è una risorsa finita”. Questa la spiegazione di Sourov della rivoluzione concettuale operata da Candriam, implementata per la valutazione di sostenibilità delle Nazioni e integrata nelle gestioni dei fund manager della società. Il quadro di sostenibilità determina, infatti, direttamente l’eleggibilità dei Paesi agli investimenti nella gamma di fondi sostenibili. Inoltre, la valutazione di sostenibilità è integrata nell’analisi del credito per tutti i prodotti di debito sovrano.

Esempi concreti

“La percentuale di auto elettriche in un Paese come la Norvegia può dirci molto su quello Stato, ma la stessa statistica non ci dice nulla su un Paese come l’Uganda, dove assicurarsi il cibo è una preoccupazione maggiore”, afferma il Sovereign Sustainability analyst di Candriam. Questo esempio mostra la modularità delle valutazioni operate in base agli score ottenuti sugli oltre 400 fattori considerati. In base a all’approccio della casa di gestione con headquarter a Bruxelles, le valutazioni sui Paesi danno più peso ai fattori che influenzeranno il loro sviluppo futuro e minor peso ai fattori che invece hanno un impatto minore. Il quadro include, dunque, anche la traiettoria che un Paese sta percorrendo, e questo è incorporato nella valutazione di sostenibilità. “Prendiamo in considerazione non solo la situazione attuale, ma le proiezioni future, basate sulle tendenze osservate. Le valutazioni sono dinamiche e possono essere influenzate dagli eventi attuali anche a breve termine”, completa sul punto Sourov.

Esclusi eccellenti

Un punto particolarmente rilevante nel momento in cui si considerano emittenti che sono Stati nazionali è la valutazione delle libertà garantite ai cittadini, qualora sia possibile definirli tali. “I regimi totalitari”, analizza l’esperto di Candriam, “sono per loro natura non sostenibili, in quanto la libertà di pensiero e di espressione è necessaria per il vero progresso. Senza di essa, il capitale umano, sociale ed economico dei Paesi tende a ristagnare e alla fine a disintegrarsi. Questi processi sono a volte impercettibili sul breve termine e possono impiegare anche decenni per svilupparsi. Il nostro modello non è adatto per processi decisionali così a lungo termine; perciò, escludiamo i Paesi considerati non liberi da Freedom House, ONG che conduce ricerche su democrazia, libertà politiche e diritti umani”. Tra gli esclusi troviamo Cina, Russia e Egitto, solo per citare alcuni degli emittenti. L’elenco completo dei Paesi dichiarati “non liberi” da Freedom House è consultabile qui.