L’inclusione finanziaria delle donne passa anche per l’azione dei consulenti

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Luke Southern (Unsplash)

Fotografare i comportamenti delle donne in relazione al denaro, intervenire sulle criticità e lavorare al cambiamento in termini di “stereotipi di genere”. Stereotipi che, a quanto emerge dai dati, sono legati anche al mondo della consulenza e al tipo di proposte riservate alle clienti da parte dei professionisti finanziari. Sono alcuni tra i risultati emersi dalla ricerca “Donne e Denaro: una sfida per l’inclusione”, avviata da Banca Widiba in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore presentata il 28 aprile presso la sede milanese dell’Ateneo. Un lavoro qualitativo e quantitativo, della durata di oltre un anno che, anche grazie a una serie di studi sperimentali, ha permesso di individuare, con un’ampia profondità di analisi, una serie di fattori che, ancora oggi, ostacolano le donne nella gestione del denaro. “La fotografia che ci restituisce la ricerca mostra un gap relativo al rapporto col denaro ancora da colmare fra uomini e donne nel nostro Paese”, ha dichiarato Marco Marazia, direttore generale di Banca Widiba. “A partire da questa evidenza, la industry finanziaria può svolgere un ruolo da protagonista nel farsi promotrice dell’abbattimento degli stereotipi legati al genere, anche grazie alla capacità di fare sistema insieme a tutti gli attori coinvolti, da chi si occupa costantemente di supportare l’educazione finanziaria al mondo della ricerca scientifica”.

Lo stereotipo donna e gestione del “quotidiano”

Resiste, nel tempo, lo stereotipo della donna più “versata” nella gestione delle spese quotidiane, mentre sarebbe in capo agli uomini il compito di amministrare i grandi patrimoni e gli investimenti. Il dato, emerso dalla ricerca qualitativa, indica una visione sociale secondo cui “per gli uomini il denaro è associato al prestigio sociale, al potere e al successo, mentre per le donne è uno strumento utile principalmente per realizzare progetti di vita e raggiungere obiettivi affettivo-relazionali”, si legge nella sintesi della ricerca. A sostenere questo elemento, i risultati della ricerca quantitativa, che vedono quasi una donna su tre priva di fonti di reddito (negli uomini la proporzione è di uno su cinque). A questo si somma la scarsa rappresentanza femminile negli investimenti (ancora una su tre) con il “sotto-dato” (eclatante) delle donne che hanno intrapreso studi economici: soltanto la metà ha esperienza di investimenti. Ancora sul fronte investimenti, le donne sono affette anche da una scarsa avversione al rischio: circa il 50% non prenderebbe alcun rischio contro il 35% degli uomini.

“Sgretolare la convinzione di non poterlo fare”

D’altronde, come ha sottolineato Magda Bianco, capa del Dipartimento Tutela clientela ed educazione finanziaria di Banca d’Italia, tali stereotipi sono estesi a tutto il mondo bancario. “Le donne, molto più spesso degli uomini, dichiarano di 'non sapere', anche quando le risposte, in termini di contenuto, sono un segnale che sono più competenti su un determinato tema”, afferma Bianco che indica come, per la componente femminile della società occorra lavorare sulla self confidence, “sgretolare la convinzione di ‘non poterlo fare’ che, a mio parere, arriva dall’insegnamento della matematica che impone già differenze di genere nelle scuole”. E proprio quello dell’insegnamento scolastico è un tema calcato da Giovanna Boggio Robutti, direttrice generale di FEduF, che sottolinea come le donne abbiano “necessità di una formazione legata alle loro esigenze e anche al loro vissuto”. Boggio Robutti riporta, a questo proposito, un’accelerazione nella richiesta di formazione finanziaria femminile, “sia da parte delle banche con cui lavoriamo, sia da parte delle scuole presso cui svolgiamo un’attività di approfondimento in merito alle differenze di genere e agli stereotipi nell’economia”.

Consulenti, alle clienti prodotti meno complessi

Un nervo scoperto nel collegamento tra donne e finanza arriva poi dall’industria stessa. Nella fase di studi sperimentali della ricerca, condotta su un bacino di consulenti finanziari e su un campione di lavoratrici, è risultato che i consulenti stessi sono influenzati, in maniera inconsapevole, dagli stereotipi di genere nello svolgimento della loro attività. Nel caso dei professionisti, infatti, in caso di clienti di sesso femminile la scelta ricadeva su prodotti a più bassa complessità rispetto ai clienti di sesso maschile, a questo si aggiunge un’inferiore quantità di tempo dedicata alla giustificazione del portafoglio. Una dinamica differente ha invece accompagnato le consulenti finanziarie che, oltre a non operare in maniera differente rispetto al sesso del cliente, hanno mostrato anche tempistiche simili a prescindere dal genere di appartenenza.

Un dettaglio sullo studio realizzato sulle lavoratrici: queste ultime si avvicinerebbero al mondo finanziario coltivando atteggiamenti positivi nei confronti dei mercati finanziari e valutando le loro competenze come migliori. “Questo dimostra che sono proprio gli stereotipi a influenzare e a deviare le valutazioni e, conseguentemente, i comportamenti delle donne”.