Le critiche dell’industria ai piani della Commissione e dell’ESMA per centralizzare la vigilanza europea

Europa, Parlamento europeo
Guillaume Perigois, immagine concessa (Unsplash)

L’industria europea della gestione patrimoniale sta manifestando il proprio malcontento di fronte ai piani della Commissione Europea e dell’ESMA di centralizzare alcune competenze di vigilanza. In un comunicato diffuso la scorsa settimana, EFAMA ha espresso la propria totale opposizione, “sia attraverso una supervisione diretta da parte dell’ESMA, sia tramite collegi dei supervisori”. Per l’associazione europea dei fondi e delle società di gestione, l’attuale modello rimane il più adeguato per il settore.

E non è l’unica voce nel mercato che si è levata con forza contro una supervisione a livello europeo. Durante l’ALFI Private Assets Conference, Gilles Roth, ministro delle Finanze del Lussemburgo, ha espresso la sua preoccupazione riguardo alle proposte istituzionali che spingono verso una supervisione centralizzata. “Non credo che ciò aiuti a raggiungere gli obiettivi della SIU. Invece di rafforzare la competitività, centralizzare la vigilanza genererà oneri e ulteriori livelli di competenze”, ha dichiarato.

Ed è esattamente ciò che EFAMA teme possa accadere con una centralizzazione: una supervisione diretta da parte dell’ESMA creerebbe un doppio livello di vigilanza se quella sulle società di gestione passasse al livello europeo, mentre quella sui prodotti rimanesse di competenza nazionale.

Per Roth, la visione del Lussemburgo è pragmatica e punta alla convergenza e al mantenimento di standard elevati. “Crediamo in una supervisione decentralizzata con un coordinamento efficace, perché permette di fare affidamento sulle competenze nazionali, mantiene la vicinanza con gestori e investitori ed evita burocrazia inutile”, ha sostenuto.

Impatto sui grandi player transfrontalieri

Come sottolinea lo studio legale irlandese Matheson, la Commissione ritiene che, nei casi in cui gli operatori di mercato hanno una presenza transfrontaliera significativa, “una prospettiva di supervisione che vada oltre l’ambito nazionale possa apportare utili sinergie”. Questo è particolarmente rilevante per le grandi infrastrutture di negoziazione e post–negoziazione, così come per i grandi gruppi di gestione patrimoniale con presenza transfrontaliera, osserva lo studio legale.

Nel caso specifico delle grandi società di gestione con attività transfrontaliere, la Commissione ha proposto tre modelli alternativi che potrebbero modificare l’attuale quadro di vigilanza: i collegi dei supervisori, le squadre congiunte di supervisione e la supervisione diretta da parte dell’ESMA.

Cosa chiede EFAMA

Ma per EFAMA questa non è la soluzione. “Sebbene esistano ancora alcuni ostacoli transfrontalieri, una supervisione centralizzata non li risolverebbe, perché derivano da norme e differenze nazionali di mercato, non da divergenze nella vigilanza”, sostiene l’associazione.

In un rapporto intitolato "Asset management supervision: why passporting remains the best supervisory model for Europe", EFAMA cerca di dimostrare che la centralizzazione della supervisione non migliorerebbe in modo significativo la qualità della vigilanza nel settore della gestione patrimoniale, per almeno tre ragioni principali:

  • L’ESMA non dispone delle risorse e dell’esperienza necessarie per vigilare in modo efficace sui grandi gestori transfrontalieri. “Alcune autorità nazionali hanno accumulato un’esperienza approfondita nell’arco di decenni, molto difficile da replicare da parte dell’ESMA”, afferma l’associazione.
  • Una supervisione diretta da parte dell’ESMA genererebbe un doppio livello di vigilanza se la supervisione sulle società di gestione passasse al livello europeo, mentre quella sui prodotti rimanesse in ambito nazionale.
  • Le divergenze tra i membri dei collegi dei supervisori ritarderebbero i processi decisionali, con un impatto negativo sulla capacità dei gestori di rispondere alle esigenze del mercato o a momenti di tensione. “Qualsiasi eventuale miglioramento di coordinamento nella vigilanza per entità con filiali in diversi Paesi dell’UE non compenserebbe questo effetto”, afferma EFAMA.

Al contrario, ciò che secondo EFAMA migliorerebbe davvero la vigilanza nella gestione patrimoniale — e rappresenta “un’esigenza urgente” — sarebbe semplificare e rafforzare i meccanismi di reporting e lo scambio di dati in tutta l’UE. Creare un modello unico e modulare di informazioni per fondi UCITS e AIF, insieme a solidi accordi di condivisione dei dati, permetterebbe alle autorità nazionali di rafforzare l’efficacia delle pratiche basate sul rischio, riducendo al tempo stesso l’onere informativo per le società di gestione.

In attesa della Commissione Europea a dicembre

Gli operatori del settore stanno alzando la voce in modo particolare in questi mesi perché la Commissione Europea dovrebbe pubblicare la sua proposta di integrazione del mercato a dicembre. In vista di ciò, EFAMA invita i responsabili politici a dare priorità ad un mercato europeo efficiente e competitivo, rispetto a modelli di vigilanza complessi e difficili da giustificare.

Il dibattito sulla centralizzazione di alcune competenze di vigilanza si è intensificato nell’ultimo anno e mezzo con la pubblicazione della Savings and Investments Union della Commissione Europea, che amplia le raccomandazioni sulla competitività dell’UE formulate nei precedenti rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi, proponendo che la vigilanza sulle grandi società di gestione con attività transfrontaliere diventi più centralizzata a livello europeo. La Commissione ritiene che gli strumenti di convergenza utilizzati finora non siano sufficienti a garantire una supervisione coerente in tutti gli Stati membri.