L’industria dell’asset management unita sui temi ambientali

unsplash

Un antico proverbio Lakota recita così: “Non abbiamo ereditato la terra dai nostri antenati; l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”, ed è questo il vero fulcro della sostenibilità. Il mondo finalmente sta prendendo una direzione ben precisa, quella della transizione climatica e l’Europa fa da capofila con il suo programma Next Generation con cui si aspira al raggiungimento di una neutralità climatica da parte degli Stati membri entro il 2050. Gli operatori del risparmio gestito hanno deciso di essere fautori di questo cambiamento. Come mostrano i dati Morningstar, i fondi legati al clima sono stati tra i più venduti lo scorso anno. Nel quarto trimestre 2020, sette fondi orientati sulle questioni climatiche sono arrivati tra i primi 10 in Europa in termini di flussi. A guidare il ranking sono stati i fondi per l’energia pulita, che sono anche risultati i grandi vincitori in termini di performance.

I fondi migliori hanno avuto una crescita, in termini di rendimento, fra il 100% e il 200%, trainati dalle aspettative di una maggiore domanda a lungo termine di sistemi energetici alternativi. In occasione dell’ultima parte della tavola rotonda sugli investimenti sostenibili abbiamo chiesto l’opinione di diversi player di mercato sulle tematiche ambientali.

“Noi cerchiamo di guardare all’intero sistema energetico, concentrandoci sul capitale naturale, inteso come aria, acqua, biodiversità, la derivata prima dei nostri fondi ambientali”, commenta Ramon Esteruelas, senior Investment Specialist di BNP Paribas Asset Management. “Cerchiamo società, interessanti dal punto di vista finanziario, che attraverso la loro attività promuovano o aiutino il recupero delle risorse naturali, che l’industrializzazione ha minato nel tempo”.

La view dei fund buyer

Il tema ambientale ha ottenuto performance strabilianti durante il 2020 grazie al supporto di molteplici fattori come i rinnovati sforzi da parte dei singoli governi e dell’Unione Europea, trai i quali il Green Deal e l’obiettivo di raggiungere emissioni-zero di CO2 entro il 2050, la maggior attenzione da parte degli investitori e degli intermediari di mercato oltre che da parte dei consumatori e clienti finali.

In questo contesto, spiega Andrea Florio, head of Market Intelligence di Banca Generali, “abbiamo ampliato di molto l’offerta di strategie legate alla tematica ambientale, sia tramite soluzioni di casa, che di asset manager terzi garantendo un constante monitoraggio e controllo in termini di qualità eseguito attraverso il supporto del nostro advisor indipendente MainStreet Partners. “Nello specifico il livello di sostenibilità di ciascun prodotto viene analizzato attraverso un processo proprietario sviluppato dal nostro advisor che si compone di circa cento variabili e si focalizza su 3 pilastri: Valutazione della società e delle risorse dedicate, della Strategia e del portafoglio”, conclude il fund selector.

“Il tema ambientale non è legato solo agli investimenti, ma all’intera società”, sostiene Emilio Pastore, head of Finance and Treasury di HDI Assicurazioni. Da qui si evince quanto sia importante per un operatore del risparmio gestito credere fermamente in quello che sta facendo. “Abbiamo certificato Esg alcuni nostri prodotti, come il fondo pensione, ottenendo un rating molto buono, abbiamo cambiato recentemente la sede, in una con certificazione gold leed, plastic free e cerchiamo di adottare le migliori tecnologie e possibilità logistiche per essere riconosciuti, non solo come un investitore ESG, ma come un soggetto davvero attento all’ambiente e al sociale”. I prossimi passi saranno quelli di fare formazione a tutti i dipendenti e alla rete sulle tematiche ambientali, è stato inoltre creato un comitato di sostenibilità all’interno di quello di investimento. “Non è solo importante essere sostenibili, ma bisogna saperlo comunicare e noi dedicheremo a questo tutte le energie necessarie”, conclude l’esperto.