Lo spread Francia-Germania si allarga, allarme fiducia nell’Eurozona

Gorka Apodaca
Gorka Apodaca, foto ceduta (Creand Wealth Management)

Questo articolo a cura di Gorka Apodaca, Creand WM, è stato selezionato dalla rubrica “Il grafico della settimana” di fundspeople.com, una sezione a cura dei professionisti degli investimenti che offrono una lettura delle principali dinamiche di mercato.

Nel contesto attuale, lo spread sovrano della Francia merita un’attenzione particolare. Il recente rialzo del differenziale lo ha portato ai massimi livelli all’interno dell’Eurozona, alimentando dubbi sul debito francese. Occorre ricordare che la Francia non è un Paese qualsiasi d’Europa, bensì un membro fondatore dell’area euro e la seconda economia dell’Unione europea. La sua evoluzione assume quindi una rilevanza strategica sia per la politica economica interna sia per l’intero blocco.

Le ragioni di questo incremento negli ultimi anni sono legate a fattori macroeconomici e fiscali. Il nodo centrale riguarda la sostenibilità delle finanze pubbliche. La Francia mantiene un rapporto debito pubblico/PIL intorno al 114%, ben superiore alla media europea. I deficit fiscali ricorrenti e la difficoltà di attuare manovre di consolidamento credibili stanno esercitando pressioni al rialzo sullo spread. Gli investitori, di conseguenza, richiedono un premio maggiore per il rischio di un eventuale irrigidimento delle condizioni finanziarie globali, che avrebbe un impatto più severo su un’economia altamente indebitata.

Un altro elemento di instabilità per il differenziale è rappresentato dai fattori politici. Lo spread, in sostanza, è un indicatore di fiducia. Il fatto che la Francia abbia avuto cinque primi ministri negli ultimi due anni rappresenta un chiaro segnale di fragilità politica. Sarà cruciale monitorare l’esito della ratifica da parte dell’Assemblea Nazionale della recente nomina di Sébastien Lecornu a primo ministro da parte di Macron.

L’andamento dello spread francese non deve essere interpretato come un fenomeno isolato, bensì come un barometro della fiducia nell’Eurozona. Se la Francia, con il suo peso economico e istituzionale, suscita dubbi sulla sostenibilità delle proprie finanze pubbliche, l’impatto va oltre i suoi confini. Per gli investitori, questo differenziale rappresenta al tempo stesso un campanello d’allarme e uno strumento di analisi nell’allocazione del rischio all’interno del reddito fisso europeo. In ultima analisi, la capacità della Francia di riportare sotto controllo la politica fiscale e di stabilizzare lo scenario politico sarà determinante non solo per l’andamento del suo debito sovrano, ma anche per la credibilità complessiva del progetto europeo.