Mercato (e gestori) scommettono per un governo di unità nazionale

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Parlamento italiano, foto di Marco Oriolesi, Unsplash

È un rosso che non si vedeva da un mese, quello di Piazza Affari. Ma è anche un rosso generale per tutte le borse europee, alle prese i ritardi nella consegna dei vaccini. Milano però fa peggio (-1,47%) e ieri era arrivata a perder anche il 2,5%. Gli analisti, tra pandemia e crisi economica, guardano anche alla crisi di governo: ieri era il giorno delle consultazioni con i presidenti di Camera e Senato, ma i colloqui entreranno nel vivo oggi, quando al Quirinale saliranno i rappresentati dei partiti. Ad ogni modo, i mercati continuano a credere che non si materializzerà lo scenario considerato peggiore, quello di un voto anticipato, motivo per cui lo spread cresce di un solo punto a 118. Anzi.

In attesa di un Conte ter

Secondo Mondher Bettaieb-Loriot, head of Corporate Bonds di Vontobel Asset Management le dimissioni di Conte sono una buona notizia per l’economia italiana: “sia le banche che il settore delle obbligazioni societarie ne beneficeranno”, dice. In realtà Conte resta ancora l’osservato speciale, anche per gli analisti di Generali Insurance AM: “la pressione per delle elezioni anticipate aumenta. Ma noi ci aspettiamo ancora che il governo sopravviva”, scrivono nel loro Market Spinner. Lo scenario di elezioni anticipate d’altronde no piace al mercato, come spiega meglio l’esperto di Vontobel: “mi aspetterei che Conte riceva un altro mandato dal presidente Mattarella per formare un governo più ampio. Questo “diluirebbe” i due maggiori membri della coalizione, cioè il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, e includerebbe potenzialmente il partito allargato di Renzi (considerando eventuali defezioni da parte del Partito Democratico) così come Forza Italia. Se questo dovesse accadere, allora potrebbe emergere un governo di unità nazionale più ampio. Questo a sua volta sarebbe positivo per stabilire un’agenda e un programma molto potenti per le risorse del Recovery Fund europeo che il Paese riceverà”.

Italia, fanalino di coda (per Fmi e Fitch)

Le stime dell’Italia, però, sono state riviste in negativo: secondo il Fondo monetario internazionale la nostra economia quest’anno crescerà del 3% e non del 5,2. Non solo. Anche l’agenzia di rating Fitch ha lanciato un allarme: la crisi politica in corso in Italia “potrebbe ostacolare i tentativi di concordare e mettere in atto una strategia credibile di crescita post-pandemia”. Quindi, senza certezze su come verrà usato il Recovery fund, la crescita si allontana. Se l’Italia “non riuscisse a utilizzare le risorse del piano Next Generation Eu per rilanciare le prospettive di crescita del Pil a medio termine, il rating sovrano dell’Italia potrebbe essere messo sotto pressione al ribasso“, scrive Fitch, spiegando che una revisione sarebbe a quel punto “in linea con i criteri di valutazione che abbiamo identificato quando abbiamo confermato l’Italia a BBB- con outlook stabile a dicembre”. L’agenzia inoltre ricorda che il tasso medio di crescita del Pil reale italiano tra il 2016 e il 2019 è stato dello 0,9%, “uno dei più deboli tra i sovrani con rating Fitch, mentre stimiamo che il debito pubblico lordo abbia raggiunto il 160% del Pil nel 2020”.

Un problema che si riversa sul valore del titoli di Stato, come spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert SCF: “La crisi di governo al ‘buio’ ha influito un po’ negativamente come si è visto anche dalla risalita del differenziale di rendimenti del BTP italiano che è tornato ad aumentare e vede oggi il titolo obbligazionario greco offrire gli stessi rendimenti annui lordi di quello italiano: 0,68%. Con tutto l’amore e il rispetto per il nobile popolo ellenico essere in Europa equiparati alla Grecia non è molto bello”. Chi è riuscito a tener testa è la Germania. “La cancelliera Angela Merkel, che quest’anno a settembre finirà il suo regno da ‘imperatrice d’Europa’ durato 15 anni (nello stesso periodo in Italia abbiamo cambiato 7 presidenti del Consiglio e forse nei prossimi giorni ne cambieremo un altro ancora) ha appoggiato la proposta di aiuti comunitari massicci nel Recovery Fund per questi Paesi nonostante i dubbi dei paesi frugali”.

Aziende familiari a rischio

Guardando ai dati più vicini all’economia reale, la crisi innescata nel 2020 dalla pandemia ha avuto un impatto doppio sul Pil italiano rispetto a quella iniziata nel 2008-2009, che pure aveva costretto il 17,5% delle aziende familiari italiane a entrare in procedure concorsuali o liquidatorie nel decennio successivo. I calcoli li ha fatti l’XII Osservatorio AUB (promosso da AIDAF – Italian Family Business, Cattedra AIDAF-EY della Bocconi, UniCredit e Cordusio, con il supporto di Borsa Italiana, Fondazione Angelini e Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi). Ad oggi il 25-30% delle aziende familiari è a rischio, nonostante si siano affacciate al 2020 in una situazione patrimoniale, reddituale e finanziaria migliore rispetto a quella del 2009.

“L’analisi, che include un confronto tra primi 1.000 gruppi di Germania, Francia, Italia e Spagna, ci conferma che le imprese familiari continuano a rappresentare l’ossatura di molti di questi mercati”, afferma Francesco Giordano, Co-CEO CB Western Europe di UniCredit, “L’Italia – dove valgono il 43,7% – ne è un chiaro esempio. Il dato italiano è in linea con quello tedesco del 39,5% e spagnolo del 35,4% e ci racconta come la ripartenza dell’economia europea sia strettamente connessa a queste realtà aziendali. Proprio per questo, ancor di più nel momento delicato che stiamo affrontando, il ruolo del sistema bancario e il supporto finanziario sono cruciali per sostenere la competitività di questi business”.