Con l’introduzione del decreto 166 nel novembre 2014 le opzioni per i fondi pensione negoziali italiani sono aumentate considerevolmente, grazie ai nuovi criteri d’investimento e alla revisione dei limiti. In precedenza questi fondi erano soggetti a vincoli restrittivi che sono stati recentemente attenuati. L’espansione dell’universo investibile per i fondi pensione italiani consente loro di ampliare la gamma d’investimento nella misura in cui rimangono all’interno delle relative policy.
Sfortunatamente ciò non significa che gli schemi previdenziali italiani (incluse le Casse di Previdenza, anch’esse attualmente sotto esame da parte del regolatore) sono immuni dai problemi che devono affrontare i sistemi pensionistici pubblici e privati del resto del mondo. Le pressioni sui costi derivanti dalla regolamentazione e dalla volatilità di mercato e la difficoltà di ottenere i risultati dovuta al persistente contesto di bassi tassi d’interesse comportano per tutti i fondi pensione – inclusi quelli italiani – una crescente ricerca di efficienza dal punto di vista dei costi nella gestione del portafoglio e delle passività.
Aumenta l’interesse per gli alternativi da parte dei fondi pensione italiani

Federico Viola, immagine concessa (State Street)
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