CONTRIBUTO a cura di Alberto Bassi, head of Italy, Matis.
Il modello del club deal rappresenta oggi una delle forme più evolute di investimento alternativo per investitori qualificati, capace di coniugare selettività, trasparenza e flessibilità. Nato nei mercati anglosassoni tra gli anni Ottanta e Novanta come strumento di co-investimento alternativo ai fondi chiusi, il club deal consente a un gruppo ristretto di investitori di partecipare insieme a un’operazione specifica, condividendone rischi e opportunità. La sua struttura "deal by deal" consente di evitare l’impegno blindato tipico dei fondi tradizionali, lasciando all’investitore la libertà di aderire solo ai progetti ritenuti più interessanti, valutandoli e scegliendoli uno a uno.
In Europa il modello ha trovato terreno fertile in mercati con una forte presenza di family office, come Francia, Svizzera e Regno Unito. In Italia, dopo una fase di consolidamento iniziale, ha conosciuto una crescita significativa nell’ultimo decennio, sostenuta dalla domanda crescente di investimenti alternativi da parte di HNWI, imprenditori e private banker. Oggi il club deal è divenuto un pilastro delle strategie di diversificazione patrimoniale, apprezzato per la capacità di offrire accesso a operazioni di dimensioni rilevanti con capitali proporzionati e costi contenuti.
L'ultima frontiera del club deal
Il focus dei club deal si è progressivamente diversificato in varie aree, dal real estate a segmenti più specifici come energie rinnovabili, credito e impact investing fino ad arrivare al private equity e venture capital. L’ultima evoluzione riguarda l’arte, intesa come nuova asset class per la diversificazione patrimoniale. L’applicazione del modello club deal alle opere blue-chip, ovvero le opere di alto valore di artisti che hanno avuto un profondo impatto sulla storia dell’arte, riconosciuti da istituzioni museali, gallerie internazionali e collezionisti, consente di rendere più accessibile un mercato storicamente complesso. Un mercato che, storicamente decorrelato da asset class tradizionali, suscita un forte interesse per investitori che desiderano diversificare il proprio portafoglio, specialmente in un contesto di forte volatilità dei mercati finanziari. Non a caso, le principali linee guida di asset allocation suggeriscono di destinare dal 5 al 10% del patrimonio a investimenti alternativi, tra cui l’arte occupa oggi un ruolo crescente.

Secondo l’Art Basel & UBS Art Market Report 2025, l’arte moderna e contemporanea rappresenta oggi circa il 78% del valore complessivo del mercato globale e nonostante il rallentamento generale registrato nel 2024, con un calo del 12%, le transazioni nel segmento post-war e contemporaneo hanno mantenuto volumi stabili, sostenuti da una domanda solida di collezionisti e investitori istituzionali.
Il mercato resta, tuttavia, complesso per gli investitori non specializzati, sia per le barriere economiche legate all’acquisto diretto di opere di grandi artisti, sia per la difficoltà di valutazione. Acquistare direttamente arte contemporanea richiede competenze, capitali e una rete di esperti spesso difficile da costruire.
Investire in arte attraverso club deal, invece, permette di semplificare questo processo. In questo modo si apre agli investitori privati l’opportunità di partecipare a operazioni su asset artistici, fino ad ora appannaggio di pochi con un modello che consente di ridurre le barriere all’ingresso mantenendo standard qualitativi elevati. È fondamentale, però, affidarsi a partner che abbiano al proprio interno un team di esperti del mercato dell’arte, capaci di valutare e selezionare con competenza le opere, e che siano supportati da un network consolidato di mercanti e gallerie specializzate per facilitare le operazioni di rivendita.
Questa modalità di investimento resta comunque un investimento esclusivo che suscita un interesse crescente tra family office e investitori privati: nel 2023, il 30% dei family office ha dichiarato interesse verso investimenti in arte in formato club deal, rispetto al 12% del 2019 (fonte: Deloitte Private & ArtTactic Art & Finance Report 2023).
In un contesto di crescente sofisticazione delle strategie di wealth management, i club deal confermano la loro funzione di ponte tra investimento diretto e gestione collettiva, aprendo nuove frontiere a una platea di investitori che cerca trasparenza e diversificazione rispetto ai mercati tradizionali.
