Il recente e sorprendente rallentamento accusato dall’economia statunitense conferma che il superamento della crisi economica internazionale è ancora incerto. Mentre la Cina trascina l’Asia in una fase di rallentamento strutturale, l’Europa punta sulla svalutazione competitiva per recuperare quote di domanda che l’economia interna non fornisce più da tempo. Tuttavia, sia le politiche monetarie espansive sia le svalutazioni competitive perdono lentamente efficacia con il passare del tempo e procurano effetti collaterali che non devono essere sottovalutati.
Il QE della BCE ha svalutato l’euro ma ha innescato effetti negativi a livello globale. Infatti, la rivalutazione del dollaro ha danneggiato la corporate America e ha procurato un rallentamento economico in USA. Il dollaro forte ha fatto crollare i prezzi energetici e ha aumentato i rischi di deflazione. Il rallentamento USA rischia di danneggiare la crescita internazionale e, se la crescita internazionale rallenta, chi svaluta per cercare di esportare di più, si ritrova a fronteggiare un calo della domanda proprio quando invece dovrebbe beneficiarne. In sostanza le svalutazioni competitive funzionano solo se la domanda globale è in crescita e se anche gli altri non svalutano (vedi Giappone ed EM).
La debolezza USA compromette la ripresa a livello internazionale

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