Si dice spesso che una settimana è un periodo molto lungo in politica, ma nei mercati finanziari una settimana può sembrare un’eternità. Lunedì 24 agosto i mercati azionari globali hanno subito una pesante flessione, in quanto le turbolenze che hanno investito i listini azionari domestici cinesi sono proseguite, accentuando i timori che la seconda maggiore economia mondiale potrebbe rallentare molto più rapidamente di quanto si fosse pensato in precedenza. Numerosi investitori avevano sperato che le autorità cinesi avrebbero allentato la propria politica nel fine settimana (magari riducendo il coefficiente di riserva obbligatoria per le banche). Il fatto che ciò non sia avvenuto ha acuito i timori che la politica monetaria e fiscale della Cina sia in ritardo. Le autorità cinesi hanno poi annunciato tagli dei tassi d’interesse e della riserva obbligatoria martedì 25 agosto, il che ha spinto al rialzo la maggior parte dei mercati azionari, anche se l’effetto si è rapidamente esaurito e l’S&P 500 ha chiuso la seduta in calo. Al momento della redazione di questo documento, i mercati rimangono volatili e la volatilità resta elevata in termini storici, come evidenziato dal VIX, il cosiddetto “indice della paura” di Wall Street (in allegato). Come si può osservare, la volatilità è tornata a livelli che non si osservavano dal 2011, in piena crisi del debito sovrano. L’interrogativo che gli investitori devono porsi adesso è se gli eventi recenti rappresentano solo una correzione dopo una lunga e vigorosa corsa al rialzo degli asset rischiosi oppure qualcosa di più sinistro. Vale la pena ricordare che il rally delle azioni è stato alimentato da una revisione delle valutazioni, anziché da una crescita degli utili, ed è questo che rende i mercati vulnerabili alle notizie provenienti dalla Cina.
Le cause della turbolenza vanno cercate al di là della Cina

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