“I negoziati sulle riforme che la Grecia dovrà attuare sono stati tutt'altro che facili in passato, e probabilmente saranno difficili anche in futuro. Gli elettori chiedono al nuovo governo di Atene di ridurre l’impatto sociale dell’austerità e delle riforme, mentre la Troika composta da Fondo monetario internazionale (FMI), BCE e Commissione europea premerà perché la Grecia continui a perseguire la linea politica concordata.
Gli aiuti significavano che la Grecia non sarebbe dovuta uscire dall’euro. Secondo i sondaggi, circa l’80% della popolazione greca vuole mantenere la moneta unica. Sia gli elettori che i loro rappresentanti sanno bene cosa significherebbe abbandonare l’euro: la Grecia tornerebbe ad avere la propria valuta, che immediatamente si deprezzerebbe rispetto alle divise estere. Tra le possibili conseguenze, l’inflazione e una drastica riduzione del potere d'acquisto.
Il nuovo governo di Atene sarà inoltre consapevole che non è possibile rimanere nell’Eurozona e al tempo stesso porre fine alle politiche di austerità e di riforma. Per finanziare i propri piani di spesa, i governi hanno bisogno di prestiti che i mercati dei capitali sono poco propensi a concedere. Di conseguenza, al nuovo governo non resta che aumentare il gettito fiscale attraverso un sistema impositivo più efficiente, negoziando con la Troika i termini delle riforme da attuare per ottenere ulteriori agevolazioni sui prestiti in essere. Il nuovo governo greco saprà che la situazione attuale non offre alternative. E la Troika continuerà a chiedere le riforme, offrendo un sostegno finanziario per alleviare l'impatto sociale”.
Gli scenari possibili
(Non è) una tragedia greca

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