Non essere lasciato a secco dai mercati obbligazionari meno liquidi

Adrian_Hull_hi-res
immagine concessa

Prima della crisi finanziaria del 2007-08 le banche di investimento erano in grado di erogare liquidità ai gestori di fondi obbligazionari più o meno a loro discrezione. Gli svantaggi derivanti dalla detenzione di un maggior numero di titoli e da un bilancio più ampio erano minimi tenuto conto dei maggiori profitti ottenuti dagli istituti di credito. A partire dal 2008 tutto è però cambiato radicalmente. Innanzitutto, le banche sono state di fatto costrette a vendere i titoli in portafoglio dal momento che il loro finanziamento era diventato praticamente impossibile. In secondo luogo, e su un piano più sostanziale, negli ultimi sei anni le autorità di tutto il mondo hanno reso sempre meno interessante detenere titoli negoziati in ambito bancario. Ora gli istituti di credito devono impiegare capitali decisamente più ingenti per detenere obbligazioni, rendendo quest'attività molto meno remunerativa. Gli operatori bancari hanno quindi ridotto drasticamente le obbligazioni iscritte a bilancio, tanto da rendere più difficile agli investitori la negoziazione di posizioni più ampie. Questa tendenza ha coinciso con una ricerca di rendimento che ha spinto un numero sempre maggiore di investitori verso le obbligazioni, in molti casi verso gli ETF, che sono particolarmente vulnerabili ai periodi di stress del mercato.

Questo è un articolo riservato agli utenti FundsPeople. Se sei già registrato, accedi tramite il pulsante Login. Se non hai ancora un account, ti invitiamo a registrarti per scoprire tutti i contenuti che FundsPeople ha da offrire.