Non siamo neanche vicini allo 'zero bound'

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Abbiamo bisogno di più liquidità, non meno. Molti economisti danno per scontato che le banche centrali abbiano raggiunto il livello più basso possibile per i tassi d’interesse (il cosiddetto 'zero bound'), avendo ormai dato fondo alle misure di politica convenzionali. Prendiamo, ad esempio, la bizzarra proposta di Ken Rogoff: “L’idea di trovare modi creativi per superare lo “zero bound” sui tassi d’interesse è sostenuta da oltre un decennio da Willem Buiter, ex membro del Comitato di politica monetaria del Regno Unito. Quello di gran lunga più semplice è l’abbandono graduale della carta moneta”. Lasciamo stare l’idea di abbandonare la carta moneta. L’aspetto curioso di questo assunto è la convinzione che si sia raggiunto lo “zero bound” sui tassi d’interesse. È da un po’ che ci penso. Nella teoria e nella discussione economica spesso partiamo dal presupposto che esista un singolo tasso d’interesse. I modelli di crescita classici di Solow comprimono tutti i tassi d’interesse di tutte le scadenze e le caratteristiche di rischio in un’unica r, il costo del capitale e la redditività dei risparmi.

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