Obbligazionario emergente, nubi di incertezza politica destinate a diradarsi

Mohammed Elmi, Jason DeVito. Immagine ceduta (Federated Hermes)

Contributo a cura di Mohammed Elmi, CFA, Lead Portfolio Manager, Emerging Markets Debt e di Jason DeVito, CFA, Lead Portfolio Manager, Emerging Markets Debt di Federated Hermes. Contenuto sponsorizzato.

Dopo un inizio d’anno positivo, quest’anno gli investitori nell’obbligazionario emergente dovrebbero monitorare quattro importanti elezioni, che potrebbero generare ulteriori opportunità nel segmento. A febbraio Bola Tinubu è stato dichiarato vincitore delle elezioni nigeriane, anche se il risultato è stato contestato dall’opposizione. Il presidente eletto dovrà affrontare diverse sfide sul piano economico, ma l’atteso miglioramento dei conti con l’estero con l’avvio della produzione presso la raffineria di Dangote è motivo di ottimismo. Le elezioni parlamentari e presidenziali turche si terranno il 14 maggio, mentre il presidente Recep Tayyip Erdogan, in carica da più di otto anni, è alle prese con la crisi economica. Le autorità stanno varando interventi di stimolo in vista della consultazione elettorale. Il Pakistan andrà a votare al più tardi a ottobre, con i riflettori accesi sul potenziale accordo del Paese con l’FMI per il ripristino di un importante pacchetto di aiuti e sull’influenza esercitata dalla Cina sul governo. Infine, i cittadini argentini saranno chiamati alle urne a ottobre e al momento i sondaggi danno la preferenza a un candidato più vicino ai mercati.

Gli investitori nell’obbligazionario emergente sono stati ricompensati per non aver perso il sangue freddo, dopo un anno difficile per l’asset class. Il recupero del quarto trimestre 20221 è proseguito nei primi mesi del 2023. Questa dinamica positiva dovrebbe acquistare slancio nel corso dell’anno, quando le elezioni in programma in alcuni importanti Paesi emergenti ridurranno l’incertezza in ambito politico.

Gli sviluppi in Cina e Brasile hanno dominato la scena nel 2022. In Brasile, il ritorno alla presidenza del candidato di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva ha destato il timore che le politiche sociali del nuovo governo possano avere un impatto negativo sulle finanze pubbliche del Paese e scoraggiare gli investimenti diretti esteri.

Sovrappesiamo il Brasile a livello di Paese, ma sottopesiamo il debito sovrano brasiliano a causa delle valutazioni elevate. Le decisioni del nuovo governo potrebbero pesare sulla performance delle obbligazioni quasi sovrane, ma è improbabile che eventuali politiche dannose per l’economia superino il filtro del robusto sistema istituzionale ed economico del Paese.

In Cina, il presidente Xi Jinping è riuscito a consolidare il potere della sua ristretta cerchia di collaboratori al Congresso nazionale dello scorso ottobre. È stata tuttavia l’improvvisa revoca della rigorosa politica cinese zero Covid nelle settimane successive al Congresso quinquennale che ha davvero sorpreso i mercati. Probabilmente la conseguenza più tangibile sarà una corsa ai consumi nella regione nel corso di quest’anno, che a breve termine avrà ricadute positive su settori come tempo libero, hotel e distribuzione al dettaglio. Resta però da vedere se l’impulso al settore dei servizi potrà durare, mentre il Paese si ritrova a gestire l’enorme sfida di trasformare il modello economico per incentrarlo sui consumi anziché sugli investimenti.

Per quanto riguarda il 2023, quest’anno gli investitori nell’obbligazionario emergente dovrebbero monitorare quattro importanti elezioni.

Nigeria (febbraio 2023)

Nella più grande economia e democrazia africana, l’emergere di un terzo candidato credibile alle elezioni di febbraio, Peter Obi, ha reso incerto il risultato fino all’ultimo momento. Bola Tinubu, esponente del partito di governo Congresso di tutti i progressisti, è stato dichiarato vincitore di un’elezione contestata dall’opposizione per presunte irregolarità.

Il presidente eletto, che si insedierà il 29 maggio, dovrà affrontare una serie di problemi economici resi più complessi dal downgrade del rating sovrano della Nigeria da B3 a Caa1 effettuato da Moody’s lo scorso gennaio2. I motivi addotti dall’agenzia di rating sono la posizione di bilancio e il livello del debito pubblico, anche se il Paese non è a rischio imminente di default.

A nostro avviso l’eventuale volatilità causata dalla decisione di Moody’s sarà solo temporanea e confermiamo la nostra valutazione sottostante del profilo di credito sovrano della Nigeria. Tuttavia, il nuovo governo dovrà dare la priorità gli interventi volti a migliorare il basso rapporto tra entrate pubbliche e PIL ampliando la base imponibile e lavorando per l’emersione dell’economia sommersa.

Figura 1: il problema del rapporto tra servizio del debito ed entrate pubbliche in Nigeria

Fonte: J.P. Morgan Research

Tra gli aspetti positivi, i conti con l’estero dovrebbero migliorare con l’avvio della produzione di petrolio presso l’enorme raffineria di Dangote nel corso dell’anno. Gli acquisti di greggio saranno effettuati in naira nigeriane (NGN) e i prodotti petroliferi raffinati saranno immessi sul mercato nazionale in NGN. L’impatto negativo dei consumi di carburanti sulle riserve estere dovrebbe quindi diminuire e, in presenza di un mercato dei cambi liberalizzato e funzionante, potrebbero aumentare gli investimenti dall’estero nelle attività upstream della filiera del petrolio. Al momento abbiamo una posizione neutrale nei confronti del debito sovrano della Nigeria e deteniamo alcuni corporate bond.

Turchia (maggio 2023)

La Turchia si trova a una svolta in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali in programma per il 14 maggio. Non sarà facile per Kemal Kilicdaroglu, leader del partito popolare repubblicano di centro sinistra e principale candidato dell’opposizione, spodestare il presidente in carica Recep Tayyip Erdogan, nonostante la crisi economica e gli errori commessi nell’ambito della risposta governativa al terribile terremoto di febbraio. Erdogan è decisamente impopolare tra i giovani e i professionisti istruiti, ma si prevede comunque che rimanga al potere. Ci aspettiamo quindi che proseguano la volatilità dell’economia e le tensioni politiche con l’Occidente che hanno caratterizzato la sua presidenza.

Da più di dieci anni la Turchia attua politiche economiche non convenzionali. La lira turca si è deprezzata contro il dollaro di circa il 30% nel 2022 e del 44% nel 20213, mentre l’inflazione ha toccato un picco all’85% a novembre4 dopo che la banca centrale ha tagliato i tassi di interesse per un totale di 500 punti base (pb). A causa dell’elevato deficit strutturale delle partite correnti, il Paese rischia di vedersi chiudere i rubinetti dei finanziamenti sui mercati esteri.

Malgrado questi problemi, le autorità stanno varando interventi di stimolo in vista della consultazione elettorale: ad esempio, hanno incrementato il salario minimo del 55% e incoraggiato le banche turche a erogare crediti. Ma queste misure espansive hanno danneggiato l’unico punto di forza dell’economia turca: le finanze pubbliche. Di conseguenza, sottopesiamo il debito sovrano della Turchia e preferiamo assumere un’esposizione attraverso i corporate bond e le emissioni del settore finanziario.

Figura 2: inflazione e tassi di interesse in Turchia

Fonte: Bloomberg/Haver

Pakistan (al più tardi a ottobre 2023)

Alla luce del calo delle riserve e della crescita piatta, l’economia del Pakistan versa in condizioni difficili. Nel 2019 il Paese aveva negoziato un pacchetto di aiuti con il Fondo monetario internazionale (FMI), ma in seguito non è riuscito a rispettare i termini dell’accordo. L’anno scorso l’allora primo ministro, Imran Khan, ha perso la fiducia e il suo esecutivo è stato sostituito da un governo di unità nazionale che resterà in carica fino alla fine della legislatura.

Le elezioni parlamentari si terranno entro 60 giorni dallo scioglimento dell’Assemblea nazionale, che avverrà il 13 agosto. Il nuovo leader del Paese dovrà affrontare numerose sfide, tra cui la riattivazione degli aiuti dell’FMI e le continue tensioni politiche con l’India.

Tuttavia, i rapporti tra Islamabad e Pechino sono la maggiore fonte di preoccupazione per i mercati. La Cina è il primo creditore del Pakistan, tramite una rete di prestiti articolata e opaca, ed esercita una notevole influenza sul governo locale. Alla luce della scarsa trasparenza di questi finanziamenti, nonché del pacchetto di aiuti dell’FMI e dell’accordo di libero scambio con il Consiglio di cooperazione del Golfo, molti auspicano interventi mirati a una maggiore indipendenza economica del Paese.

Argentina (ottobre 2023)

La vicepresidente ed ex presidente dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, non si candiderà alle elezioni di ottobre, dopo essere stata condannata a dicembre per una frode da 1 miliardo di dollari5. Con la sua uscita di scena aumentano le probabilità che venga eletto un candidato più vicino ai mercati.

Gli ingenti sussidi che lo Stato eroga a vari strati di popolazione finiscono per far aumentare l’inflazione e abbassare il tenore di vita dei cittadini. Tuttavia, sembra che gli elettori stiano rivalutando l’impatto dei sussidi sull’economia argentina e che i mercati si aspettino il passaggio a una leadership più conservativa sul piano delle politiche finanziarie. Le obbligazioni dell’Argentina scontano già un esito favorevole, dopo il forte rialzo dei prezzi della seconda metà dell’anno scorso. Al momento siamo neutrali nei confronti dei titoli di Stato, ma crediamo che un cambio di rotta al governo del Paese possa fungere da catalizzatore in positivo.

Per saperne di più


Fonti e note

1 Emerging market stocks and bonds stage powerful rebound rally | Financial Times (ft.com)

2Research: Rating Action: Moody’s downgrades Nigeria’s ratings to Caa1 with a stable outlook, concluding its review – Moody’s (moodys.com)

3 Turkish lira falls to record low near 19 to the dollar | Reuters

4 Turkey’s inflation tops 85% as Erdogan continues to rule out interest rate hikes (cnbc.com)

5 Argentina’s Cristina Fernández de Kirchner convicted of corruption | Financial Times (ft.com)

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