Negli ultimi otto anni il ruolo dominante assunto dalle banche centrali ha spesso determinato situazioni anomale rispetto al comportamento passato dei mercati finanziari e qualche giorno fa c’è stato l’ennesimo esempio: brutti dati macro negli Stati Uniti, borse europee in calo, mentre Wall Street si manteneva in prossimità dei massimi assoluti. Nello specifico, dopo l’uscita del negativo dato sul PIL americano del 1Q (+0.2% contro attese di +1%, con l’aggiunta di un bassa qualità delle varie componenti) c’è stata un’accelerazione al ribasso delle Borse europee (DAX -3.2%), mentre l’S&P500 ha chiuso con una leggera flessione (-0.4%). “Avevo accennato al fatto che i dati macro potessero raccogliere il testimone dalla crisi greca come fonte di volatilità, ma non avevo messo in conto la possibilità che gli effetti negativi si facessero sentire soprattutto sull’Europa”, commenta Aldo Martinale, responsabile funzioni studi e analisi di Banca Intermobiliare. Continua: “questa reazione, per certi versi contro intuitiva, va ricercata proprio nel repricing della politica monetaria: il PIL è stato soltanto l’ultimo di una batteria di deboli dati americani che ha caratterizzato questo avvio d’anno e, per quanto il rallentamento potrebbe essere dovuto ad effetti temporanei, gli operatori hanno immediatamente riaggiustato le aspettative sul rialzo dei tassi”.
Piazza Affari, i recenti aggiustamenti non devono preoccupare

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