Il rischio di una bolla legata all’IA, un possibile rallentamento del mercato del lavoro USA e un riaccendersi delle tensioni commerciali restano elementi da monitorare. Tuttavia, Robeco prevede per il 2026 un contesto macro “armonico”, con una ripresa globale sincronizzata tra le principali economie. Uno scenario che, secondo la società, potrebbe sostenere il proseguimento del rally azionario di quest’anno.
Nonostante la corsa dei mercati finora, ci sarebbe ancora spazio per ulteriori rialzi, con i tagli della Fed considerati essenziali per mantenere questo slancio. Diventa però importante guardare oltre gli Stati Uniti, in direzione dell’Europa e dei mercati emergenti, dove le valutazioni appaiono più accessibili rispetto ai livelli raggiunti dalle Mag 7 e dai listini americani.
Non tutte le bolle sono destinate a scoppiare
Il timore di un’euforia eccessiva sull’IA resta centrale, soprattutto per i dubbi sui deal circolari tra big tech e sugli ingenti investimenti in data center e infrastrutture, che potrebbero non generare gli utili attesi. Ma per Peter van der Welle, Multi-Asset Strategist di Robeco, il fatto stesso che il mercato si ponga queste domande è un segnale importante: indicherebbe che il mercato non si trova davanti a un comportamento irrazionale, quello che tipicamente conduce allo scoppio di una bolla. “Ci sono bolle che scoppiano e bolle che continuano a crescere senza scoppiare”, ricorda van der Welle, citando un report a sua firma dedicato all’argomento. Ed è proprio questa capacità del mercato di interrogarsi sui rischi che, per lo strategist, rappresenta un segno di razionalità.
Un 2026 di ripresa economica
Tornando all’outlook, la casa di gestione prevede una ripresa globale simile a quella del 2017. Le tensioni commerciali avrebbero toccato il loro picco quest’anno. Anche perché, osserva lo strategist, Donald Trump sembrerebbe oggi più attento all’erosione del potere d’acquisto degli americani, mentre nuovi dazi rischierebbero di ritorcersi contro i consumatori. Restano però possibili nuovi focolai di rischio, legati a eventuali sentenze della Corte Suprema contrarie ai dazi o a un possibile deragliamento dell’accordo USA-Cina appena siglato. Eventi che potrebbero riaccendere le tensioni sul fronte delle guerre commerciali.
Ma rischi a parte, la ripartenza del ciclo manifatturiero e gli effetti ritardati dell’allentamento monetario rinforzerebbero la fase di ripresa. Lo scenario di base della casa di gestione prevede una crescita del PIL reale degli Stati Uniti del 2,1% nel 2026, sostenuta dai guadagni di produttività favoriti dall’IA e dallo stimolo fiscale prodotto dal One Big Beautiful Bill Act. “Tuttavia, l’economia statunitense appare divisa tra i consumatori ad alto reddito, che continuano a spendere, e quelli a basso reddito, oberati dalle pressioni derivanti dall’aumento dei dazi e dal rallentamento della crescita occupazionale” spiega lo strategist.
Passando all’Europa, la crescita sta ripartendo sotto la spinta dello stimolo fiscale in Germania dove si registra un’accelerazione dell’attività. “In Europa si prevede una crescita dell’1,6% grazie alle politiche fiscali espansive e alla domanda repressa dei consumatori”, continua. Buone notizie anche dalla Cina. La crisi del real estate che penalizza i consumi si starebbe mitigando: “a dispetto delle persistenti pressioni deflazionistiche, potrebbe beneficiare di una ripresa interna nella seconda metà del 2026, poiché il ciclo di riduzione dell’indebitamento nel mercato immobiliare si avvicina alla conclusione”, evidenzia lo strategist.
Prospettive dei mercati finanziari
Per quanto riguarda le scelte di portafoglio, Robeco ritiene possibile un proseguimento del rally azionario. Ma questo si concentrerebbe maggiormente nei settori sensibili ai tassi e nelle regioni al di fuori degli Stati Uniti. “In un quadro di valutazioni ancora elevate, la capacità di generare utili – in particolare nel settore tecnologico – sarà determinante”, ammette van der Welle.
“Le azioni dell’Eurozona risultano interessanti alla luce delle valutazioni e delle dinamiche macro favorevoli. I mercati emergenti potrebbero beneficiare dell’indebolimento del dollaro e del miglioramento dei flussi commerciali”, afferma,
Nell’obbligazionario, la preferenza è per un’esposizione alle brevi scadenze, in previsione di un aumento dei rendimenti a lungo termine. “Gli spread dei titoli high yield, tuttora ristretti, limitano il potenziale di rialzo, mentre il debito emergente offre un carry ragionevole”, afferma.
Infine per quanto riguarda le materie prime, il gestore vede ben posizionati i metalli industriali. Anche se la loro domanda dovesse subire delle fluttuazioni per un rallentamento dell’IA, potrebbero guadagnare terreno sostenuti dallo slancio congiunturale, mentre l’oro risente dei segnali contrastanti provenienti dall’inflazione e dalla politica della Fed.

