Una Bce colomba lascia invariata la politica monetaria. Le prime reazioni dei gestori internazionali

Investimenti Europa, Una Bce colomba lascia invariata la politica monetaria. Le prime reazioni dei gestori internazionali
Christine Lagarde, foto concessa (Martin Lamberts/BCE)

Nessuna novità sostanziale. Dalla riunione della Bce di aprile non emergono variazioni di politica monetaria. In molti si attendevano un meeting all’insegna della prudenza e così è stato. Al contrario chi aveva scommesso su una banca centrale europea più ‘falco’ sulla scia della linea più aggressiva adottata della Fed, con possibili indicazioni sul rialzo dei tassi, è rimasto deluso. “Dopo una svolta aggressiva nel mese di marzo, la riunione odierna è stata una sorta di non-evento in termini di eventuali nuove notizie”, osserva Charles Hepworth, Investment director di Gam.

Francoforte ha lasciato i tassi d’interesse fermi. Il tasso principale resta a zero, quello sui depositi a -0,50% e il tasso sui prestiti marginali a 0,25 per cento. La scelta dell’Eurotower di dare continuità alla sua politica monetaria è legata a doppio filo all’incertezza per la guerra in Ucraina. Nello statement dopo la riunione del Consiglio direttivo si legge che la guerra sta “influenzando pesantemente” la fiducia e i consumi nell'Eurozona e che “i prezzi dell’energia e delle commodities stanno riducendo la domanda e frenando la produzione. Inoltre, come evidenziato dal comunicato: “Gli sviluppi economici dipenderanno in misura cruciale dall’evoluzione del conflitto”.

Parole riprese da Christine Lagarde, connessa via web da casa per la conferenza stampa perché positiva al COVID-19: “L’inflazione rimarrà elevata nei prossimi mesi e più a lungo del previsto per l’aumento dei prezzi dell’energia”, ha detto. E per garantire che l'inflazione in Europa (oggi al 7,5%) si stabilizzi per raggiungere l’obiettivo del 2% nel medio termine, la numero uno della Bce ha dato particolare enfasi alla flessibilità: “La Bce è pronta ad adeguare tutti gli strumenti nell'ambito del suo mandato, incorporando flessibilità se necessario”, ha detto.

Nessun cambiamento neppure per l’Expanded Asset Purchase Programme (APP). Come previsto, gli acquisti netti mensili ammonteranno a 40 miliardi di euro ad aprile, 30 miliardi a maggio e 20 miliardi a giugno. “I dati rafforzano l’aspettativa che gli acquisti netti di attività dovrebbero essere conclusi nel terzo trimestre”, dice lo statement.

Rialzo dei tassi, quando?

Lagarde nel Q&A post conferenza ha anche ricordato che per prima cosa verrà completato il programma di acquisti e solo in seguito si potrà parlare di rialzo dei tassi. “Gestiremo il rialzo dei tassi quando sarà il momento”, ha detto. Secondo Anna Stupnytska, global macro economist di Fidelity International, comunque questo non avverrà “fino al quarto trimestre di quest'anno o all'inizio del 2023”.  Secondo l’esperta la Bce si trova infatti di fronte a un duro compromesso politico. Da un lato, è chiaro che l'attuale posizione politica, con i tassi d'interesse ancora negativi e il bilancio in crescita, è troppo debole per l'alto livello d’inflazione. D'altra parte, l'area euro sta affrontando un enorme shock alla crescita per la guerra.

È concorde Pietro Baffico, European economist di abrdn, secondo cui questa riunione ha chiuso la porta a possibili rialzi tra giugno e luglio. “Dato che la Bce rimane aperta sui tempi di interruzione degli acquisti netti nel terzo trimestre. C'è ancora la possibilità che questi si concludano prima di settembre, per rendere la riunione ‘allerta’ su un possibile aumento dei tassi”, spiega. “D'altra parte, questa conferma chiude la porta alle speculazioni su un improvviso primo rialzo dei tassi a giugno o luglio”, argomenta. “Nel complesso, la dichiarazione e i commenti della presidente Lagarde hanno chiarito che la Bce non si impegnerà in un ciclo di veloce tightening e la discrepanza con la Fed statunitense aumenterà ulteriormente nei prossimi mesi”, aggiunge Reto Cueni, senior economist di Vontobel.

Tornando allo shock economico della guerra ancora tutto da valutare, per Stupnytska, quando diventerà più evidente nei dati nelle prossime settimane, “l'attenzione della Bce si sposterà probabilmente dall'elevata inflazione verso il tentativo di limitare le difficoltà economiche”, dice. Secondo Wolfgang Bauer, fund manager di M&G Public Fixed Income Team, è comprensibile che Lagarde non voglia intraprendere una strada più assertiva verso la normalizzazione della politica monetaria in questo contesto difficile per l’Europa. Tuttavia per il gestore il rischio è che la banca centrale resti ulteriormente indietro della curva, “il che potrebbe spingerla ad agire in modo ancora più vigoroso nel corso dell’anno”, afferma.

Alcune note ‘falco’

In una riunione nel complesso interlocutoria in cui la Bce non si è discostata dai piani già annunciati, Andrew Mulliner, head of Global Aggregate di Janus Henderson Investors sottolinea la presenza di alcuni commenti che sono sembrati andare in una direzione ‘falco’. “Mentre Lagarde parlava del distacco tra l'interruzione degli acquisti di asset e l’innalzamento dei tassi e sul fatto che questi ultimi potrebbero alzarsi già a luglio, se gli acquisti fossero interrotti a luglio - ha chiarito che quando la Bce parla di ‘un po' di tempo’ potrebbe trattarsi di una settimana o di mesi”, osserva. “C'è stato anche un riferimento alle stime al rialzo dell'inflazione che giustificano l'attenzione”, fa notare. “Tuttavia, in nessun momento della conferenza stampa la Bce ha comunicato il bisogno di discostarsi dai piani già ideati”, conclude.