CONTRIBUTO a cura di Stefano Battel, portfolio manager, Cherry Bank.
Ottobre si è chiuso come un mese di contrasti, in cui i mercati hanno continuato sì a correre, ma selezionando con più giudizio, come chi sa che non tutte le strade portano nella stessa direzione. Se da un lato la volatilità è tornata a farsi sentire, complice l’incertezza legata allo shutdown americano e la mancanza di dati macro dagli Stati Uniti, dall’altro la resilienza dell’Europa e la sorprendente forza dell’azionario giapponese hanno offerto agli investitori nuove opportunità di diversificazione.
Sul fronte obbligazionario, la FED ha tagliato i tassi di 25 pb, segnalando una crescente attenzione ai rischi sul fronte occupazionale. Powell, in conferenza stampa, ha raffreddato le attese su un nuovo possibile taglio a dicembre, lasciando gli investitori con il dubbio che la bussola della politica monetaria americana sia tutt’altro che delineata. Rendimenti, tuttavia, in fase di stabilizzazione, con le obbligazioni corporate che si confermano tra le asset class più interessanti di questo 2025.
Focus sulle trimestrali USA
In questo contesto, il focus degli operatori si è concentrato sui risultati societari trimestrali dove i titoli tecnologici hanno continuato a sostenere Wall Street, nonostante la crescente consapevolezza che la leadership del comparto tech potrebbe accentuarne la volatilità nei prossimi mesi. In Europa, la tenuta della domanda interna e i segnali di ripresa dagli indicatori di fiducia hanno permesso ai principali listini di chiudere il mese in territorio positivo, con una rotazione settoriale che ha premiato utilities, energia e farmaceutico, mentre auto e chimica hanno sofferto maggiormente.
Indicatore di Stress sui mercati finanziari

Zona di allerta
Si interrompe, per i mercati americani, il momento di relativa “calma”, con gli operatori rimasti in balia dell’incertezza procurata dallo shutdown americano e la mancanza di dati macro. L’indicatore elaborato da Cherry Bank su dati Bloomberg, che misura il grado di turbolenza dei mercati, fuoriesce infatti dalla “banda di sicurezza” e passa dalla zona di calma a quella di allerta, segnando un cambio di passo rispetto al mese precedente. L’appetibilità dell’area da parte degli investitori inizia ad essere messe in discussione.
Mercati asiatici
A livello quantitativo l’indicatore mette a segno un rialzo, in termini assoluti, rispetto al dato precedente. Non è bastato, infatti, il timido ritorno dei flussi nell’area, frutto in parte di ricoperture degli investitori a mantenere il momento risk on. Il prosieguo dei cambiamenti a livello di correlazioni ha invero interrotto la relativa “calma” del mese scorso. Le prospettive, nonostante la tregua commerciale con la Cina su dazi terre, rare e tecnologia, rimangono complessivamente vulnerabili alle tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti.
Prosegue il momento risk on, corroborato dal contesto macroeconomico che ha mostrato una timida ripresa della fiducia per la zona euro. Per i mercati del vecchio continente la situazione rimane tuttavia da monitorare, essendo in atto sia cambiamenti a livello di correlazioni dettati probabilmente da riposizionamenti avvenuti a seguito dei flussi che stanno interessando l’area, sia a livello di intensità.
Situazione globale
Infine, a livello globale ravvisiamo un deciso aumento sia in termini assoluti sia relativi, dovuto principalmente ai forti movimenti che hanno interessato alcuni settori, in modo particolare auto, assicurativo e farmaceutico parzialmente attenuati dalla forza relativa del comparto tecnologico sul quale continua l’interesse da parte degli operatori.

