Il 2014 si è chiuso con un andamento alterno dei listini azionari. Gli indici negativi sono stati tra le piazze di Londra, Mosca, Atene, Lisbona e San Paolo del Brasile. Molto positivi i mercati sviluppati delle due maggiori economie: USA e Cina rispettivamente con l’indice S&P500 vicino ai massimi storici (+11,39%) e il forte recupero negli ultimi sei mesi dello Shanghai Composite (+52,84% a cinque anni). A condizionare lo scenario più recente sono stati invece alcuni eventi geopolitici e la caduta del prezzo del petrolio. Per quest’ultimo la situazione è parsa molto critica quando in occasione dell’incontro dell’OPEC di fine novembre i paesi del ‘cartello’ hanno deciso di mantenere inalterata la produzione, nonostante le stime di aumento delle giacenze. L’Arabia Saudita si è detta pronta a far scendere il prezzo del Brent, senza fissare un floor, alla ricerca di un prezzo sostenibile di equilibrio tra domanda ed offerta. La mossa ha spinto le vendite di future sul greggio avvantaggiando solo i produttori a bassi costi di produzione.
2015, incognita emergente. Segno più per azioni USA e Giappone

foto: autor Artemuestra,, Flickr, creative commons
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