Prosegue la frenata della raccolta PIR anche nel III trimestre del 2022. Dopo un 2021 che si era posizionato come l’anno del rilancio dei piani individuali di risparmio, anche grazie alle modifiche normative che avevano garantito una maggiore flessibilità del settore con una quota superiore di investimento per gli istituzionali (i fondi pensione, ad esempio, possono investire fino al 10%del patrimonio), benefici di ordine fiscale (per chi detiene i PIR per almeno cinque anni) e l’apertura dei PIR alternativi a investimenti di portata superiore (fino a 300 mila euro contro i 30 mila euro dei PIR), le previsioni sul 2022 vedono la marea dell’ottimismo ritirarsi in attesa di maggiore visibilità sullo scenario internazionale.
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