Carmignac: ripresa nel 2021, ma non sincronizzata

Nick Seliverstov, Unsplash

Archiviato un 2020 che difficilmente gli investitori dimenticheranno per la crisi del Covid-19, Carmignac guarda con ottimismo all’anno appena cominciato e alle molteplici sfide in gioco. “La pandemia ha decretato vincitori e perdenti e ha generato forti turbolenze sui mercati. Ma siamo riusciti a navigare questa crisi, ottenendo dei risultati eccellenti”, ha esordito Edouard Carmignac, CEO and CIO della casa di gestione parigina, dando il via all’appuntamento della view di inizio anno. “Accade sempre che le crisi decretano dei vincitori e lasciano sul campo dei vinti, ed è quello che è successo anche in seguito alla pandemia. È in questo tipo di contesti che i gestori attivi hanno la possibilità di dimostrare il proprio valore, compiendo le giuste scelte di allocazione dei portafogli, prendendo esposizione sui titoli vincenti per ottenere performance migliori rispetto ai fondi indicizzati. E noi di Carmignac siamo riusciti in questo”, ha aggiunto Didier Saint-Georges, member of the Strategic Investment Committee.

L’outlook per il 2021 di Carmignac è fortemente influenzato dalla distribuzione del vaccino e da un ritorno alla normalità che riserva molte incognite. La ripresa sul breve termine stenta a decollare per la seconda ondata del virus che attanaglia molti Paesi. Economia e mercati sono sostenuti dalle politiche monetarie espansive delle banche centrali e dalle ingenti misure di deficit dei Governi, tra cui l’enorme pacchetto di stimoli promesso da Biden. Ma sul lungo periodo ci si domanda quanto questa situazione sia sostenibile. E gli esperti delle casa di gestione iniziano ad interrogarsi su quali scenari si aprirebbero quando la crisi sarà finita, se ci sarà un ritorno dell’inflazione e quali conseguenze potrebbe avere sui tassi di interesse.

Una ripresa non omogenea

“Nel 2021 avremo una forte ripresa globale del 5.4% dopo un crollo del 4.6% nel 2020. Ma sarà una ripresa non omogenea, nel tempo e nello spazio. Nel primo trimestre ci saranno delle difficoltà per i lock down ancora attivi in molte aree del mondo. Nel secondo e terzo trimestre avremo poi un boom per al domanda repressa nei servizi e del manifatturiero per arrivare solo a fine anno a un consolidamento della ripresa. Ma sarà una traiettoria non sincronizzata in tutte le aree del mondo. Ciò dipende molto dalla tempistica della distribuzione del vaccino, che vede gli Stati Uniti e il Regno Unito in anticipo rispetto all’Unione Europea e al Giappone, mentre sono ancora più in ritardo infine i mercati emergenti. Un discorso a parte va fatto per la Cina, il primo Paese ad entrare e a uscire dalla crisi. La domanda di beni del Dragone raggiungerà il picco di crescita nel 2° trimestre, per poi rallentare nella seconda parte dell’anno”, questo il quadro macro economico tratteggiato dal chief economist, Raphael Gallardo.

Ambiente favorevole per gli emergenti

Per quanto riguarda l’azionario il nuovo anno si è aperto con valutazioni piuttosto tirate. I mercati hanno già prezzato le aspettative di ripresa e secondo Frédéric Leroux, head of Cross Asset, nel breve termine sarà necessario confrontarsi con i fondamentali delle aziende. Sul medio periodo, invece, gli asset saranno influenzati dal piano fiscale di Biden. “Il 2020 si è chiuso con i fuochi d’artificio e con afflussi record nei fondi azionari. I mercati hanno già scontato le aspettative di crescita. Lo si può notare dalla debolezza del Dollaro USA, che è un fatto storicamente correlato ad aspettative di crescita globale in rialzo. Un altro fattore da tenere in considerazione è il recente rialzo dei tassi di interesse dei Titoli di Stato USA, guidato dalle aspettative di maggior inflazione nei prossimi anni. La Fed non sembra determinata a voler arrestare questa tendenza, dal momento che ha dichiarato che è disposta a tollerare un’inflazione sopra il 2%, con un conseguente fenomeno di steepening della curva dei rendimenti. L’unione dei tre fattori di: 1) aspettative di crescita dei Paesi sviluppati trainati dalla ripresa negli USA, 2) debolezza del dollaro e 3) tassi in rialzo creano un ambiente favorevole per i mercati emergenti. Ci aspettiamo che le valute si rafforzeranno nei confronti del biglietto verde, con miglioramenti delle bilance dei pagamenti per molti Paesi e riduzioni del deficit per molti altri. Siamo in presenza di un mix di condizioni ottimali per gli emergenti per crescere, che saranno dunque tra probabili vincitori per i prossimi anni” ha concluso Frédéric Leroux.

Carmignac Patrimoine

Mercati emergenti entrano nel centro del mirino anche per il credito, secondo l’indicazione di Rose Ouahba, head of Fixed Income e co-gestore del fondo Carmignac Patrimoine, fra i più noti della casa di gestione, che ha ottenuto il rating ‘B’ Blockbuister nel 2020. “Il calo dei rendimenti è finito. la gestione del rischio obbligazionario sarà cruciale nel 2021”, afferma Ouahba. “Sul lungo termine siamo interessati agli emittenti che dovrebbero beneficiare della riapertura delle economie, ai titoli ciclici legati alle commodities e ai finanziari degli istituti più solidi sostenuti delle banche centrali. Lato emergenti abbiamo una preferenza sul debito esterno rispetto a quello locale e alle valute emergenti”, spiega. La parte azionaria del fondo è affidata a David Older che afferma: “Siamo cauti perché la ripresa è già stata prezzata. Abbiamo effettuato delle prese di valore da alcuni dei settori vincenti della crisi e ci siamo spostati verso i ciclici. Il turismo potrebbe essere uno dei settori che beneficerà di più dal ritorno alla normalità. Siamo focalizzati anche sui settori che dovrebbero avvantaggiarsi dallo stimolo fiscale del Governo Biden tra cui il medtech e gli industriali. Siamo anche molto attenti all’equity della Cina, per essere stato uno dei vincitori del Covid, con un interesse nelle aziende del tecnologico, delle auto elettriche e digitalizzazione”, conclude.